Il futuro dei Videogiochi in Italia passa a Roma all’Università di Tor Vergata

Postato Apr 30 2011 - 12:00am da ITG

Probabilmente vi starete chiedendo cosa centrino Stalin ed Hitler con il futuro dei Videogiochi in Italia che passa a Roma all’Università di Tor Vergata. Sono quindi riuscito a calamitare la vostra attenzione? Missione compiuta quindi? Ma non vi preoccupate, non sono andato assolutamente proprio fuori tema. Adesso vi spiego tutto…

Mercoledi scorso, il 27 Aprile, sono stato invitato da Marco Accordi Rickards (deus ex machina del movimento videoludico in Italia: GameRepublic, AIOMI e molti altri progetti di rilievo…) all’esercitazione del corso di Teoria e Critica delle Opere Multimediali e Interattive tenuto proprio da Marco alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata a Roma. Ho avuto l’onore di presiedere la giuria composta dal sottoscritto, da Marco e Guglielmo De Gregori (CVG e GameRepublic) che aveva il compito di decretare il progetto vincente per la realizzazione di un videogame fra i due proposti dai partecipanti al corso.

Le ragazze ed i ragazzi erano stati divisi in due gruppi, per meglio dire, in due veri e propri team con ruoli simili a quelli di un vero studio di sviluppo. Si è ipotizzata l’esistenza di un publisher di giochi adulti e provocatori (stile Rockstar per intenderci) di nome NEW FRONTIER GAMES. Per lanciare lo sviluppo del suo nuovo titolo, NFG ha lanciato una sorta di sfida tra due suoi team di sviluppo, il TEAM SUN e il TEAM MOON. Il tema? Un videogioco di fantascienza distopico / storia alternativa che abbia le seguenti caratteristiche:
– forte impatto commerciale
– estremo nei contenuti
– molto adulto
– provocatorio e moralmente ambiguo (deve sollevare polemiche in stampa e pubblico)

Il TEAM MOON ha sviluppato il tema di un mondo caduto in mano al Terzo Reich dopo la vittoria nazista della Seconda Guerra Mondiale. Il TEAM SUN quello di un mondo stalinista dopo il successo della rivoluzione comunista globale alla fine della Seconda guerra Mondiale e l’egemonia sovietica.

A livello di “hype”, il team Moon ha vinto alla stragrande lanciando in rete video virali (pregevolissimi nella costruzione e adeguati tecnicamente: gustatevi la presentazione completa, Viral 1, Viral 2 e Viral 3) con tanto di countdown alla presentazione del gioco. Non paghi di quanto fatto, le ragazze e i ragazzi del team si sono presentati tutti di nero, con il “frontman” del team addirittura in versione “Adolf Cosplay”!

Vittoria schiacciante quindi? Dopo aver visto il video del Team Sun che apriva la loro presentazione, la sensazione c’era tutta: il loro video era piuttosto basico (eufemismo…) con l’accompagnamento sonoro “off topic” (cosa centrano i Sepultura con un’era futuristica sovietica?) ed invece le ragazze e i ragazzi ci hanno stupito con un progetto forse “minimalista” ma senza sbavature e già completissimo in ogni aspetto.

Il futuro dei Videogiochi in Italia passa a Roma all’Università di Tor Vergata

Back To The Primitive immagina il nostro alter ego digitale all’interno di uno dei campi di lavoro stalinisti sparsi in tutto il mondo
. La sua drammatica esistenza viene improvvisamente scombussolata dall’essere preso, addormentato e risvegliato con strane sensazioni lungo tutto il corpo nella parte più “infernale” del campo. Ignaro, il nostro protagonista fa parte di un progetto sperimentale dei laboratori scientifici sovietici che vogliono comprendere la natura umana e quanto sia differente da quella degli altri animali. Se sia il contesto ad avere prevalenza nelle nostre scelte o sia l’istinto naturale.

Back to The Primitive si propone come un survival horror estremo in cui il nostro “eroe” subirà mutazioni trasformandolo sempre di più in un animale e dove per sopravvivere dovrà uccidere con ferocia. Il Team Sun ha preso una serie di decisioni nel level design (l’ombra come salvezza, la luce come pericolo), nella storyline, nel marketing stesso veramente convincenti senza cadere eccessivamente negli stereotipi di altri prodotti di fantascienza / storia alternativa che vedevano lo stalinismo regnare su tutto il mondo. Nell’insieme si ha veramente la sensazione di un prodotto già completo e pronto ad essere realizzato materialmente.

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E’ stata poi la volta del Team Moon e del loro Gottear. In questo caso, si ipotizzava la vittoria del Nazismo sul mondo intero con la razza ariana intenta a dominare il mondo e gli altri essere umani reietti in immense e indescrivibili favelas ridotti a forza lavoro e schiavi lobotomizzati. Ma il piano della “razza pura” si scontra con la natura che “punisce” il piano hitleriano e rende la razza ariana debole e morente. Solo un esoscheletro artificiale mantiene in vita e in forma nell’ambito pubblico gli ariani ma nel frattempo alcuni scienziati attuano un piano B effettuando clonazioni mescolando materiale genetico ariano ed altro non puro, suscitando però le ire dei “puristi della razza” che, se pur in drammatica crisi, non accettavano alcun tipo di “mescolanza”.

Proprio uno di questi cloni, nostro alter ego digitale, prenderà parte ad un progetto di eliminazione del nuovo fuhrer per prenderne il posto e, almeno inizialmente, instaurare un nuovo nazi regime con a capo i forti cloni e non gli ariani puri ma oramai ridotti a razza morente senza esoscheletro.

Il futuro dei Videogiochi in Italia passa a Roma all’Università di Tor Vergata

Gottear è stato immaginato dai ragazzi del Team Moon come un Action RPG in stile Bethesda (Fallout, Oblivion) con tanto di party dei personaggi e tante altre features veramente interessanti (a cominciare dal doppio finale legato alle scelte morali del nostro personaggio ) e che nell’insieme rendono il titolo potenzialmente straordinario e ricco di materiale per polemiche a profusione con cui i media realizzerebbero un marketing involontario stratosferico (la responsabile marketing si immaginava addirittura una parata nazista nei centri commerciali per il lancio del gioco…).

Il futuro dei Videogiochi in Italia passa a Roma all’Università di Tor Vergata

Sicuramente Gottear è un progetto più kolossal rispetto a Back To The Primitive e sotto vari punti di vista aveva un impatto più grande. Forse proprio per questo però c’è qualcosa da mettere ancora a punto (esempio: se le altre razze sono oramai lobotimizzate, allora come nasce questa forza ribelle con cui il nostro alter ego prenderà contatti?) o comunque un progetto del genere richiedeva maggiore tempo per essere spiegato alla giuria. Le ultime righe servono esclusivamente a spiegare la ragione del perché la “commissione” ha pilatamente deciso di assegnare un ex equo ai due progetti. Ma, facendo una metafora calcistica, si tratta di un pareggio ultra spettacolare e piacevolissimo.

La dimostrazione di una effervescenza creativa e di una preparazione culturale decisamente elevata da parte di entrambi i team che fa onore a quella categoria più mentale che anagrafica dei “ggggiovani” spesso squalificata e degradata da uno stereotipo mediatico a volte corrispondente al vero ma con tante ed eccellenti eccezioni. Un plauso quindi e un “continuate così” alle ragazze e ai ragazzi del Team Sun e alle ragazze e ai ragazzi del Team Moon

Fabrizio Tropeano

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