Quante persone, nel corso della nostra vita, hanno prosciugato energie, pazienza e buonumore? Colleghi, amici, conoscenti, esperti di tutto e manipolatori mascherati da persone gentili: figure che, prima o poi, tutti abbiamo incontrato sul nostro cammino.

Da questa osservazione nasce Reparto Scorie, il libro di Luca Monticelli disponibile su Amazon in versione Kindle e cartacea che, con ironia tagliente e uno sguardo maturato in oltre trent’anni di esperienza nella comunicazione e nell’osservazione dei comportamenti umani, prova a catalogare alcuni dei personaggi più tossici che popolano la nostra quotidianità. Un viaggio divertente ma anche sorprendentemente lucido tra narcisisti digitali, dispensatori seriali di consigli, amici stagionali e manipolatori invisibili.

Abbiamo intervistato l’autore per parlare del successo del libro, dell’influenza dei social network sui rapporti umani, del ruolo dell’Intelligenza Artificiale e dei progetti futuri, che promettono di portare il “Reparto Scorie” persino nel mondo dei videogiochi online.

Ciao Luca. Come nasce l’idea di realizzare un libro sui modelli comportamentali “tossici” che incontriamo nella nostra vita?

L’idea nasce sia dall’espressione usata 30 anni da dal mio amico Giovanni Farina e di cui ho da subito fatto tesoro, che da una semplice constatazione: nella vita tutti incontriamo persone che ci fanno perdere tempo, energia, serenità e, in certi casi, anche qualche anno di aspettativa di vita. Io ho sempre avuto una certa tendenza a fidarmi degli altri, a vedere il potenziale prima del rischio, e questo negli anni mi ha portato a incontrare una quantità molto interessante di casi umani.

A un certo punto ho capito che non potevo continuare a spiegarmi tutto, giustificare tutto e dare seconde possibilità infinite. Così ho iniziato a riempire il mio “Reparto Scorie”: un luogo mentale dove archivio le persone che non meritano più accesso alla mia serenità. Il libro nasce da lì, da anni di osservazione, delusioni, situazioni paradossali e anche tanta autoironia. Perché se non impari almeno a riderci sopra, il reparto lo aprono per te. Mi serve archiviare certi soggetti per autodifesa paicologica. Non avendo più attorno certi personaggi vivo molto meglio. Un po’ come bloccare la gente sui Social.

Sei un esperto di comunicazione. Quanto hanno inciso le nuove tecnologie, a cominciare dai social, sui modelli comportamentali tossici?

Hanno inciso moltissimo, perché i social non hanno inventato certi comportamenti, ma li hanno amplificati. Il narcisista esisteva anche prima di Instagram. Solo che prima doveva accontentarsi dello specchio del bagno. Oggi ha stories, reel, commenti, like, visualizzazioni e una platea potenzialmente infinita.

I social hanno dato visibilità a modelli comportamentali che prima restavano più circoscritti: il bisogno costante di approvazione, la competizione mascherata da ispirazione, il vittimismo performativo, il giudizio istantaneo, il commento aggressivo scritto da profili semivuoti. Tutto è diventato più veloce, più pubblico e spesso più superficiale.

Detto questo, la tecnologia non è il nemico. È uno strumento. Il problema è sempre l’essere umano che la usa. Se una persona è equilibrata, i social diventano comunicazione. Se una persona è tossica, i social diventano un megafono. E lì il Reparto Scorie inizia a riempirsi con una certa rapidità.

Secondo la tua opinione, quale è il peggior modello comportamentale “tossico” e quello più da “assolvere”?

Il peggiore, per me, è il manipolatore gentile. Quello che non arriva urlando, non è platealmente cattivo, non ti aggredisce in modo evidente. Anzi, spesso è educato, presente, perfino affascinante. Il problema è che ti sposta lentamente. Ti fa dubitare di te stesso, delle tue percezioni, dei tuoi confini. È pericoloso perché non sembra pericoloso.

Quello più da “assolvere”, invece, forse è l’amico stagionale. Non sempre è cattivo. A volte è semplicemente emotivamente poco attrezzato. C’è quando tutto va bene, quando c’è il sole, quando la vita è facile. Poi sparisce quando arrivano i temporali. Fa male, certo, ma spesso non agisce con cattiveria. Va solo ricollocato nella categoria giusta: ottima compagnia per le giornate belle, pessimo ombrello per quelle brutte.

E invece il modello comportamentale tossico che hai incontrato più frequentemente?

Il consigliatore non richiesto. È ovunque. Non importa se ha competenze, risultati o esperienza: lui ha sempre un’opinione. Tu racconti una cosa e lui parte con “io al tuo posto…”. Frase pericolosissima, perché spesso chi dice “io al tuo posto” non è mai stato al tuo posto, non conosce il tuo contesto e magari non ha risolto nemmeno il suo.

È una figura diffusissima, soprattutto sui social. Gente che commenta tutto, corregge tutto, sa tutto, ma se guardi bene non ha costruito nulla di paragonabile a ciò che giudica. È il geometra dell’esistenza altrui. Non edifica, ma misura.

Il tuo libro è riuscito ad entrare nella Top Ten di Amazon nella categoria Antropologia. Quali sono, secondo la tua opinione, le motivazioni di questo successo?

Per pochi giorni, sì. Credo che il libro funzioni perché molte persone si riconoscono nei personaggi. Non è un testo teorico, non è un manuale accademico e non vuole esserlo. È un libro che parte dalla vita reale. Molti lettori mi hanno scritto frasi come: “questo lo conosco”, “questa è mia sorella”, “questo è il mio ex”, “questo è il mio collega”. Quando un libro attiva questo meccanismo, smette di essere solo lettura e diventa conversazione. Perché alla fine questi soggetti che si chiamino Mario, Giulia, Pippo si comporteranno sempre allo stesso modo. Hanno tutti il medesimo comportamento.

Il fatto di essere entrato nella Top Ten di Antropologia mi ha fatto sorridere, perché io non ho scritto un saggio universitario. Però, in fondo, Reparto Scorie è davvero una piccola antropologia ironica del quotidiano. Osserva comportamenti, rituali, dinamiche, linguaggi e strane liturgie umane. Solo che invece di usare il microscopio uso il lanciafiamme dell’ironia.

Nel comunicato stampa di presentazione del libro, hai tenuto a sottolineare che solo la copertina è stata realizzata con l’Intelligenza Artificiale mentre il contenuto nasce da oltre trent’anni di osservazione delle persone e da circa dieci mesi di scrittura, revisione e sviluppo. Ma secondo te l’IA renderà ancora più ampio il Reparto Scorie o potrebbe ridurne l’ampiezza?

L’Intelligenza Artificiale non allargherà né ridurrà il Reparto Scorie da sola. Dipenderà da come la useremo. L’AI è uno strumento straordinario, ma non rende automaticamente più intelligenti, più profondi o più onesti.

La cosa divertente è che durante la promozione del libro ho ricevuto parecchi commenti da persone convinte che avessi scritto 453 pagine con l’AI. Il problema è che quelle persone non mi conoscono. Chi mi conosce davvero, amici, parenti e colleghi, ha riconosciuto immediatamente il mio stile di scrittura.

Io adoro scrivere. Ho sempre scritto. E la parte più divertente della realizzazione del libro non è stata descrivere i personaggi, ma trovare i paradossi più assurdi, le analogie più improbabili e le battute che riuscissero a raccontare una situazione reale facendo ridere il lettore.

L’AI può aiutarmi a creare un bidoncino radioattivo che sorride sulla copertina. Lo trovo adorabile, poi. È ormai la mia mascotte. Ma non può sostituire trent’anni di osservazione delle persone, migliaia di incontri e dieci mesi passati a scrivere, correggere e riscrivere ogni capitolo.

Tra l’altro la campagna pubblicitaria del libro mi ha fornito nuovi casi studio in tempo reale. Ho scritto un libro sui comportamenti umani e alcuni commenti sotto le inserzioni hanno confermato che il materiale non finirà tanto presto.

Progetti per il futuro? Ci sarà un sequel per Reparto Scorie o ti dedicherai ad altro?

Il sequel è già in lavorazione, quasi terminato. Diciamo che il materiale non manca. L’umanità continua a collaborare con una generosità commovente.

Per una testata gaming posso anticipare che una parte importante del prossimo volume sarà dedicata proprio ai videogiocatori online. Chi gioca da anni sa perfettamente di cosa sto parlando.

Ci sarà l’Atleta del Nulla Digitale, che trasforma qualsiasi partita in una questione di vita o di morte. Il Ragioniere delle Statistiche, che non gioca per divertirsi ma per compilare fogli Excel mentali. Il Gran Stratega da Respawn, che spiega sempre cosa avreste dovuto fare… dopo che siete morti per colpa sua. E naturalmente il Bot a Pedali, che perde, sbaglia e reporta chiunque perché il problema non è mai lui.

Sono personaggi che ogni gamer ha incontrato almeno una volta nella vita.

Parallelamente continuerò il mio lavoro nella comunicazione, nel marketing e nella formazione. Però Reparto Scorie ormai è diventato qualcosa di più di un libro: è un universo narrativo popolato da personaggi, bidoncini radioattivi, moschine e lettori che si divertono a riconoscere gli altri… salvo poi scoprire di essere finiti loro stessi in qualche capitolo.

Quindi sì, il reparto resta aperto. E temo che lavorerà ancora parecchio. Ma attenzione: chiunque puo finire nel Reparto Scorie di qualcun altro. Quindi comportatevi sempre bene. Ma se non volete finire nel mio Reparto Scorie, comprate il libro e regalatelo! Aiuterete a salvare le persone buone!

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