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Una nave da crociera abbandonata, un culto fanatico e una quantità decisamente poco rassicurante di orrori. Sono questi gli ingredienti principali di SENARA: The Sacrament, il survival horror in prima persona sviluppato dall’indie developer Influsion Inc. e disponibile su PC tramite Steam. Un progetto che guarda dichiaratamente alla tradizione del genere, puntando soprattutto su esplorazione, gestione delle risorse, enigmi e atmosfera, ma che prova a distinguersi grazie a un’ambientazione decisamente particolare.

In SENARA: The Sacrament non ci troviamo infatti nella consueta casa infestata, in un laboratorio abbandonato o in una cittadina apparentemente deserta. Il nostro teatro dell’orrore è una gigantesca nave da 6.000 tonnellate, ricostruita sulla base di una vera imbarcazione e trasformata in un intricato labirinto di corridoi, cabine, aree tecniche e ambienti ormai completamente fuori controllo.

Una nave nel cuore dell’incubo

Il punto di partenza è piuttosto semplice, almeno apparentemente. Il protagonista è una nuova recluta di un’organizzazione religiosa che si trova a bordo della Senara. Dopo essere salpato, però, qualcosa va terribilmente storto: quando riprende conoscenza, l’equipaggio è scomparso e la nave è diventata il territorio di creature e presenze tutt’altro che amichevoli.

Ben presto emerge una verità ancora più inquietante. La Senara è stata coinvolta nelle attività di un culto fanatico e quello che sembrava essere un semplice viaggio si trasforma in una lotta per la sopravvivenza. Tra documenti, oggetti, conversazioni e indizi disseminati sulla nave, il giocatore deve ricostruire progressivamente quello che è realmente accaduto.

La narrazione non viene quindi servita tutta in una volta. SENARA: The Sacrament preferisce lasciare al giocatore il compito di mettere insieme i pezzi, ed è una scelta che funziona soprattutto perché contribuisce a mantenere costante quella sensazione di incertezza tipica del survival horror.

Interessante anche il ruolo delle scelte. Non tutto ruota esclusivamente intorno alla fuga dalla nave e le decisioni prese durante l’avventura possono influenzare lo sviluppo della storia e condurre a differenti conclusioni. Questo aumenta anche la voglia di tornare a esplorare la Senara una seconda volta, alla ricerca di informazioni e possibilità che magari erano sfuggite durante la prima partita.

Survival horror vecchia scuola

Dal punto di vista del gameplay, SENARA: The Sacrament non cerca di reinventare il genere. Al contrario, prende diversi elementi del survival horror classico e li ripropone in chiave moderna.

Esplorare la nave significa soprattutto cercare chiavi, codici, oggetti e indizi, risolvere enigmi e capire come raggiungere aree inizialmente inaccessibili. La struttura della Senara funziona quasi come un enorme escape room, dove ogni nuova porta chiusa può rappresentare un piccolo enigma da risolvere e ogni stanza può nascondere qualcosa di utile.

Il problema è che non siamo mai completamente liberi di esplorare con tranquillità. Le minacce possono comparire improvvisamente e le munizioni sono tutt’altro che abbondanti. Questo porta a una delle caratteristiche più importanti dell’esperienza: combattere non è sempre la scelta migliore.

Spesso conviene evitare lo scontro, nascondersi e proseguire senza attirare l’attenzione. Le armi da fuoco diventano una risorsa preziosa da utilizzare soprattutto nelle situazioni in cui non abbiamo alternative, mentre le armi da mischia possono diventare fondamentali per risparmiare munizioni.

SENARA The Sacrament Recensione

Gestire le risorse è fondamentale

Come ogni buon survival horror che si rispetti, anche SENARA: The Sacrament mette il giocatore davanti a un inventario limitato. Non possiamo portarci dietro qualsiasi cosa e questo costringe a valutare con attenzione cosa conservare e cosa utilizzare.

Munizioni, cure e altri oggetti devono essere gestiti con criterio. Anche il sistema di salvataggio contribuisce a questa filosofia: i progressi possono essere salvati attraverso i telefoni presenti sulla nave, ma farlo comporta alcune conseguenze, tra cui il respawn dei nemici. Non si tratta quindi di un semplice sistema di salvataggio completamente neutrale rispetto all’esperienza.

A questo si aggiunge la componente legata alla sanità mentale. Alcune anomalie presenti sulla Senara possono avere un effetto negativo sul protagonista e diventano quindi una minaccia da non sottovalutare. Il risultato è un gameplay che premia la prudenza e che spinge continuamente a chiedersi se valga davvero la pena affrontare un nemico oppure se sia preferibile cercare una strada alternativa.

La Senara è la vera protagonista

Se c’è un elemento che più di ogni altro permette al gioco di distinguersi, è probabilmente proprio la nave.

Gli sviluppatori hanno utilizzato tecnologie come LiDAR e fotogrammetria per ricostruire un’imbarcazione reale, utilizzandola come base per la Senara virtuale. Il risultato è un ambiente estremamente credibile, dove cabine, corridoi e aree di servizio contribuiscono a dare alla nave una vera identità.

Ed è proprio il realismo dell’ambientazione a rendere particolarmente efficace l’atmosfera. Non siamo davanti a un mondo horror completamente astratto: la Senara sembra una nave realmente esistita e questo rende ancora più inquietante vederla trasformata in un luogo abbandonato, insanguinato e popolato da creature.

La sensazione di claustrofobia è costante. Molti corridoi sono stretti e simili tra loro e, soprattutto nelle prime ore, orientarsi può richiedere una certa attenzione. Fortunatamente, la presenza di una mappa con indicatori e obiettivi rende l’esplorazione decisamente più gestibile.

Questa scelta ha però anche un rovescio della medaglia: la struttura della nave può diventare ripetitiva. Alcune aree finiscono inevitabilmente per assomigliarsi e, soprattutto nelle fasi meno ispirate, l’esplorazione può perdere parte del suo fascino.

SENARA The Sacrament Recensione

Un’atmosfera che funziona

Dal punto di vista tecnico, SENARA: The Sacrament riesce a offrire un comparto visivo convincente. La ricostruzione della nave è sicuramente l’aspetto più riuscito, ma anche illuminazione, texture e ambientazione contribuiscono a creare un’esperienza visivamente efficace.

Non serve necessariamente mostrare qualcosa per fare paura. Spesso è sufficiente attraversare un corridoio buio, sentire un rumore provenire da una stanza vicina o percepire la presenza di qualcosa che non riusciamo ancora a vedere.

Il comparto audio svolge in questo senso un ruolo importante. Rumori ambientali, comunicazioni radio, voci e suoni improvvisi contribuiscono a costruire una tensione costante. È un horror che punta molto sulla sensazione di essere continuamente osservati e sulla paura di quello che potrebbe trovarsi dietro la prossima porta.

Non mancano tuttavia alcuni jump scare piuttosto prevedibili. Il gioco tende a utilizzarli con una certa frequenza e, dopo un po’, alcuni di questi perdono inevitabilmente parte del loro effetto sorpresa.

Un ritmo non sempre perfetto

Il principale limite di SENARA: The Sacrament emerge probabilmente nel ritmo. L’impostazione metodica del gameplay è perfettamente coerente con la filosofia survival horror, ma in alcuni momenti l’avventura tende a rallentare eccessivamente.

La ricerca di un codice, di una chiave o di un particolare oggetto può trasformarsi in una fase di backtracking abbastanza lunga, soprattutto quando ci si trova a percorrere più volte corridoi molto simili. La mappa aiuta, ma non elimina completamente questa sensazione.

Anche l’interfaccia dell’inventario non è sempre comodissima e richiede un minimo di adattamento. Sono comunque difetti che non compromettono l’esperienza complessiva e che vengono in parte compensati dalla solidità dell’impianto generale.

SENARA The Sacrament Recensione

SENARA The Sacrament Recensione – IN CONCLUSIONE

SENARA: The Sacrament è un survival horror interessante, soprattutto per la scelta dell’ambientazione. La gigantesca nave da crociera rappresenta un ottimo scenario per costruire un’esperienza claustrofobica e gli sviluppatori hanno saputo sfruttare bene il realismo della ricostruzione per trasformare un ambiente apparentemente normale in un luogo decisamente inquietante.

Il gameplay segue invece una strada più tradizionale, fatta di esplorazione, enigmi, gestione delle risorse, combattimenti da affrontare con cautela e momenti in cui la fuga rappresenta l’unica soluzione sensata. La possibilità di arrivare a finali differenti aggiunge inoltre un buon incentivo alla rigiocabilità.

Non tutto funziona alla perfezione. Il ritmo presenta qualche rallentamento, alcune zone risultano troppo simili tra loro e l’utilizzo frequente dei jump scare non sempre riesce a sorprendere. Ma sono difetti che non cancellano i meriti di un titolo capace di creare un’atmosfera horror convincente e una buona tensione per gran parte dell’avventura.

In definitiva, SENARA: The Sacrament è consigliato soprattutto agli appassionati del survival horror classico che non hanno problemi a prendersi il proprio tempo, esplorare con attenzione e gestire ogni risorsa come se fosse l’ultima. Non sarà il titolo più rivoluzionario del genere, ma la sua nave infestata e la particolare ambientazione religiosa gli permettono di trovare una propria identità.

SENARA The Sacrament Recensione – VOTO 7.5

SENARA: The Sacrament – PRO e CONTRO

PRO

  • Ambientazione originale e molto suggestiva
  • La ricostruzione della nave è estremamente realistica
  • Ottima atmosfera survival horror
  • Buona gestione delle risorse
  • Enigmi ed esplorazione ben integrati
  • Differenti possibilità narrative e finali

CONTRO

  • Ritmo non sempre equilibrato
  • Alcune aree risultano ripetitive
  • Jump scare talvolta prevedibili
  • Inventario non sempre comodissimo
  • Mancata localizzazione in italiano
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