Baby Steps è uno di quei titoli che ci mettono davanti a un paradosso evidente: difficile da recensire, impossibile da etichettare, eppure capace di generare opinioni estremamente polarizzate. Testato su PC – anche se le considerazioni valgono sostanzialmente anche per la versione PlayStation 5 – il gioco ha ottenuto recensioni che oscillano tra voti quasi entusiastici e bocciature nette, quasi agli antipodi. Non è un caso: Baby Steps è un gioco che vive e muore attraverso la soggettività del giocatore. Ci sono elementi che possono diventare autentiche gemme per alcuni e veri e propri incubi per altri.
Il punto centrale di Baby Steps è, naturalmente, il suo sistema di controllo delle gambe. Ogni passo, ogni movimento, ogni bilanciamento del corpo è gestito con un livello di precisione che raramente si vede in altri titoli. La sensazione di diventare sempre più bravi a camminare è incredibilmente soddisfacente. La curva di apprendimento, lunga e spesso frustrante, regala piccoli momenti di euforia: riuscire finalmente a percorrere qualche metro senza cadere sembra una conquista monumentale. Qui Baby Steps riesce a sorprendere, trasformando un’azione quotidiana come camminare in un’esperienza da videogame quasi meditativa.
Eppure, questa stessa precisione è anche la fonte principale della frustrazione. Baby Steps non riesce mai a liberarsi completamente della sua natura di rage game. Cadere, inciampare, perdere l’equilibrio all’improvviso diventa parte integrante dell’esperienza, e spesso è difficile distinguere tra divertimento e irritazione. Questo dualismo è al centro di ogni discussione su Baby Steps: è un gioco che ci sfida costantemente, ma non tutti i giocatori hanno la pazienza o la voglia di affrontare un simile livello di difficoltà.
Lo humour a chi sta scrivendo questa recensione ricorda molto da vicino GTA IV e V: c’è una componente ironica e surreale che emerge dai movimenti scoordinati, dalle cadute improvvise e dalle interazioni con l’ambiente. Alcuni lo adoreranno a dismisura, altri lo troveranno semplicemente ridicolo. Questo aspetto del gioco diventa quasi un test di personalità: se apprezzate l’umorismo fisico e il caos controllato tipico di Rockstar, troverete Baby Steps irresistibile; se invece cercate una struttura più tradizionale o una sfida “seria”, rischiate di trovarvi fuori contesto.
Dal punto di vista tecnico, Baby Steps mostra un impegno notevole nella gestione del corpo del personaggio. La fisica è complessa, dettagliata e spesso sorprendente: ogni passo è una piccola vittoria, ogni caduta un promemoria del fatto che qui non ci sono scorciatoie. La precisione dei controlli permette anche approcci più creativi, sperimentazioni e piccoli esperimenti di equilibrio che aggiungono profondità al gameplay. Tuttavia, il gioco non offre molta varietà oltre alla sua meccanica principale. I livelli, gli obiettivi e le sfide sono tutti costruiti intorno al camminare e al cadere, e per alcuni questo può risultare ripetitivo o limitante.

È proprio questa natura fortemente personale a rendere Baby Steps così unico. Difficilmente un videogioco negli ultimi tempi basa la sua esperienza quasi esclusivamente sulla prospettiva individuale del giocatore. Qui non ci sono missioni epiche, nemici memorabili o storie complicate: tutto ruota attorno al controllo del corpo e alla gestione della frustrazione. La difficoltà non è artificiale, ma intrinseca al gameplay stesso, e il gioco mette in evidenza quanto il progresso personale e la pazienza possano essere gratificanti. È una sensazione rara, che molti giochi contemporanei non cercano nemmeno di offrire.
La longevità del titolo è legata quasi esclusivamente a quanto vi divertirete o vi frustrerete. Alcuni potrebbero finirlo rapidamente, insofferenti davanti a ogni caduta; altri potrebbero dedicargli decine di ore, perfezionando i propri movimenti e assaporando ogni piccolo traguardo. Baby Steps non è mai neutrale: o lo amate, o lo odiate. Questo dualismo è il cuore pulsante del gioco, e anche la ragione principale per cui le recensioni sono così divergenti. Non è un difetto, ma una caratteristica che richiede al giocatore di comprendere e accettare il linguaggio unico del titolo.
Dal punto di vista estetico, il gioco fa il minimo indispensabile, senza voler impressionare con grafica o design eccezionali. L’attenzione è totalmente concentrata sul gameplay e sulla fisica del movimento. Questo approccio minimalista funziona perché Baby Steps non cerca di ingannare il giocatore con effetti visivi o narrazione artificiale: tutto è funzionale alla sfida, al rischio e alla soddisfazione personale.

Baby Steps Recensione – IN CONCLUSIONE
In conclusione, Baby Steps merita un voto di 7.5. Un punteggio che, chiaramente, è un compromesso pilatesco: si basa sul gradimento di chi ha scritto questa recensione, sul piacere che deriva dall’umorismo fisico, dalla precisione dei controlli e dalla soddisfazione di diventare sempre più abili a camminare. Tuttavia, è evidente che non tutti vivranno la stessa esperienza. Per alcuni sarà un cult game, un titolo da custodire e amare per la sua originalità e sfida unica; per altri sarà un gioco frustrante, ripetitivo e persino irritante. Baby Steps è raro perché mette la prospettiva personale al centro dell’esperienza: difficilmente troverete un altro titolo che dipenda così tanto dalla vostra pazienza, dalla vostra tolleranza al fallimento e dal vostro senso dell’umorismo. È un gioco che va affrontato con spirito aperto, pronti a cadere… e a ridere di ogni caduta.
