Ci sono videogiochi che cercano di conquistare il pubblico attraverso meccaniche innovative, produzioni spettacolari o una profondità fuori dal comune. E poi ci sono titoli che puntano soprattutto sull’effetto nostalgia, cercando di ricreare atmosfere, personaggi e sensazioni legate a un franchise particolarmente amato. Creepshow, sviluppato da PHL Collective e pubblicato da DreadXP, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Il videogioco di Creepshow arriva su PC Steam con l’obiettivo di trasformare in un’esperienza interattiva l’anima della celebre antologia horror, nata al cinema nel 1982 e successivamente diventata una serie televisiva. Il risultato è un’avventura narrativa con elementi point-and-click, caratterizzata da un’estetica volutamente fumettistica e da una struttura a episodi che cerca di rispettare lo spirito della serie.
E proprio qui si trova la chiave per capire questo gioco: Creepshow è soprattutto un prodotto pensato per chi conosce e apprezza il franchise. Per chi arriva completamente a digiuno, invece, l’esperienza potrebbe lasciare qualcosa in meno.
Un videogioco che sembra una puntata interattiva di Creepshow
La struttura è probabilmente l’elemento che più di ogni altro permette a Creepshow di distinguersi. Non ci troviamo davanti al classico survival horror fatto di combattimenti, gestione delle risorse e fughe disperate dai mostri. Il gioco preferisce invece raccontare delle storie, alternando esplorazione, dialoghi, piccoli enigmi e situazioni surreali.
La cornice narrativa segue Danny e alcuni suoi amici all’interno di un centro commerciale abbandonato, un luogo legato alla scomparsa del padre del protagonista. È proprio qui che entra in gioco The Reader, una figura misteriosa che accompagna il giocatore e introduce le storie dell’antologia.
La scelta è interessante perché permette agli sviluppatori di costruire un’esperienza che ricorda da vicino la fruizione di un episodio della serie televisiva. Si entra in una storia, si conoscono nuovi personaggi, la situazione comincia lentamente a degenerare e, inevitabilmente, arriva il momento in cui qualcosa va terribilmente storto.
È esattamente quello che ci si aspetterebbe da Creepshow.
Due storie che funzionano meglio della trama principale
Il problema è che la cornice narrativa che dovrebbe tenere insieme l’intera esperienza è anche uno degli elementi meno convincenti del gioco.
La storia principale è piuttosto semplice e procede in maniera estremamente lineare, senza riuscire a costruire fino in fondo quel senso di mistero che sarebbe lecito aspettarsi. Anche gli enigmi presenti in questa parte sono generalmente poco impegnativi e non rappresentano un ostacolo particolarmente significativo per il giocatore.
Paradossalmente, Creepshow dà il meglio di sé quando smette di raccontare la propria storia principale e lascia spazio alle due vicende autoconclusive.
La prima ci mette alle prese con un uomo ossessionato dagli insetti, la cui vita comincia progressivamente a precipitare mentre deve fare i conti con problemi personali, familiari e lavorativi. La seconda ci porta invece all’interno di una chiesa, dove un uomo di fede si ritrova coinvolto in una vicenda decisamente più inquietante di quanto avrebbe potuto immaginare.
Sono racconti differenti, ma entrambi condividono quella particolare miscela di horror, humour nero e assurdità che rappresenta uno degli elementi caratteristici di Creepshow.
Non aspettatevi però un gioco capace di farvi saltare continuamente dalla sedia.

Più inquietante che realmente spaventoso
Ed è probabilmente questa una delle considerazioni più importanti da fare nella nostra recensione di Creepshow.
Il gioco non è particolarmente spaventoso.
L’obiettivo sembra essere più quello di mettere il giocatore a disagio, sorprenderlo con situazioni grottesche e accompagnarlo verso finali dall’impronta macabra, piuttosto che costruire una vera e propria esperienza di terrore.
Anche questo, in realtà, è perfettamente coerente con il DNA del franchise. Creepshow non è mai stato soltanto horror: è anche pulp, ironia nera, mostri, situazioni assurde e una certa voglia di giocare con i cliché del genere.
In questo senso il gioco centra abbastanza bene il bersaglio.
L’atmosfera è sostenuta soprattutto dalla direzione artistica, che riprende in maniera efficace l’estetica da fumetto della serie. Gli ambienti sono colorati e stilizzati, mentre il comparto visivo riesce a dare al gioco una personalità precisa.
Anche il doppiaggio svolge discretamente il proprio compito e contribuisce a rendere più credibili personaggi e situazioni.
Il problema è il gameplay
Se però siete alla ricerca di un’avventura capace di mettere alla prova le vostre capacità di giocatori, Creepshow potrebbe deludervi.
Il gameplay è piuttosto elementare. Si esplorano gli ambienti, si parla con i personaggi, si raccolgono oggetti e si affrontano alcuni piccoli enigmi. In determinati momenti vengono introdotte attività più interessanti, come quella legata alla preparazione degli hamburger o alcuni puzzle che richiedono un minimo di attenzione.
Ci sono anche enigmi opzionali più impegnativi che possono sbloccare alcuni filtri visivi, una piccola ricompensa che incentiva chi vuole esplorare un po’ più a fondo.
Il problema è che queste idee rimangono isolate e non riescono a trasformarsi in un sistema di gioco davvero coinvolgente.
Creepshow è innanzitutto un’esperienza narrativa. Il gameplay sembra quasi un mezzo necessario per trasformare una serie di racconti horror in un videogioco, più che una componente capace di reggere autonomamente l’intera produzione.
Ed è probabilmente proprio per questo che la durata contenuta finisce per diventare un’arma a doppio taglio.
Quanto dura Creepshow?
Una partita completa richiede indicativamente due o tre ore, a seconda di quanto tempo si dedica all’esplorazione e agli enigmi opzionali.
Da una parte è una durata che si sposa bene con la struttura antologica. Creepshow non insiste inutilmente sulle proprie idee e, almeno sotto questo punto di vista, non rischia di diventare ripetitivo.
Dall’altra, però, quando arrivano i titoli di coda è difficile non avere la sensazione che manchi qualcosa.
Le due storie principali avrebbero potuto essere sviluppate maggiormente e la stessa cornice narrativa avrebbe beneficiato di una maggiore profondità. Il finale, inoltre, lascia una sensazione di incompletezza che potrebbe far pensare alla volontà di costruire eventualmente un seguito.
Non è necessariamente un difetto se il progetto prevede ulteriori capitoli, ma considerando la durata già ridotta dell’esperienza, sarebbe stato preferibile avere una conclusione più soddisfacente.
Creepshow è un gioco per nostalgici?
Arriviamo quindi alla domanda più importante: chi dovrebbe giocare Creepshow?
La risposta è abbastanza semplice.
Se siete appassionati della serie televisiva Creepshow, se avete amato il film originale o se siete comunque affascinati dall’horror antologico alla Tales from the Crypt, questo videogioco ha sicuramente qualcosa da offrirvi.
Ritrovare quell’estetica da fumetto, quel gusto per il macabro e soprattutto quella particolare combinazione di horror e humour nero può essere sufficiente per rendere piacevole l’avventura.
Per tutti gli altri, invece, diventa più difficile consigliarlo senza riserve.
Il gameplay è troppo basilare per rappresentare un motivo sufficiente per avvicinarsi al titolo, mentre la durata molto contenuta e una storia principale non particolarmente incisiva limitano il coinvolgimento.
È un po’ come guardare una nuova puntata di Creepshow invece di giocare a un grande horror.
E forse è proprio questo il modo migliore per approcciarsi al titolo.

Creepshow Recensione – IN CONCLUSIONE
Creepshow non è un brutto videogioco, ma è un prodotto molto specifico.
PHL Collective è riuscita a ricreare abbastanza bene l’atmosfera della serie, soprattutto grazie allo stile grafico, al tono delle storie e alla particolare miscela di horror e humour nero. Le due vicende autoconclusive rappresentano senza dubbio la parte migliore dell’avventura e riescono a regalare qualche momento divertente e qualche situazione piacevolmente inquietante.
Quando invece si passa alla struttura principale, emergono tutti i limiti del progetto: gameplay semplice, enigmi poco incisivi, durata ridotta e una narrazione che avrebbe meritato maggiore spazio.
Il risultato è quindi un gioco che difficilmente diventerà un punto di riferimento per il genere horror, ma che può comunque trovare il proprio pubblico tra gli appassionati del franchise.
Se avete nostalgia di Creepshow e cercate qualche ora di horror pulp da vivere davanti al PC, potreste trovare esattamente quello che state cercando.
Se invece cercate un’esperienza horror più profonda, impegnativa o capace di lasciare il segno, ci sono alternative decisamente più interessanti.
Creepshow è un buon omaggio al franchise, ma non ancora un grande videogioco.
Creepshow Recensione – VOTO: 6.5
Pro
- Ottima atmosfera da Creepshow
- Stile grafico fumettistico riuscito
- Le due storie autoconclusive sono le parti migliori
- Humour nero e tono coerenti con il franchise
- Alcuni enigmi sono piacevoli
Contro
- Gameplay troppo semplice
- Durata molto contenuta
- Trama principale poco incisiva
- Pochissima rigiocabilità
- Finale che lascia una sensazione di incompletezza
