Quando abbiamo recensito Daymare 1998 per PC lo abbiamo definito “il Resident Evil italiano”. Perché? Perché dietro Daymare 1998 c’è un team di sviluppo italiano, Invader Studios, che si era messo all’opera su un remake non ufficiale di Resident Evil 2. Progetto che però è stato bloccato da Capcom che pur riconoscendo l’ottimo lavoro invitando il team in Giappone per mostrare loro i lavori sul remake ufficiale.

Da lì nasce dunque la volontà di creare un gioco ex novo, appunto Daymare 1998, che comunque è ovviamente derivativo dalla saga Capcom e dal lavoro già svolto dai nostri connazionali. Il titolo proprio in questi giorni è arrivato anche su Playstation 4 ed Xbox One. Noi abbiamo avuto modo di testare la versione per la console di casa Sony e quelle che seguono sono le nostre considerazioni.

Il videogame ci riporta alla fine degli anni ’90 in due sensi. Il primo è quello delle dinamiche ludiche visto che Daymare 1998 si ispira tantissimo alle terrificanti esperienze survival horror inaugurate dai capolavori che hanno segnato indelebilmente gli anni ’90. Invader Studios presenta la propria visione del genere, dove le meccaniche moderne (potremo sparare e muoverci allo stesso tempo tanto per intenderci…) si sposano alla perfezione con le atmosfere old school dei titoli più amati di sempre.

Dall’altra torniamo alla fine degli ’90 anche per la trama del videogame.  La tranquillità di una piccola comunità del Nord-Ovest Americano viene bruscamente interrotta da una spirale di violenza senza precedenti. Grazie al tocco dell’ex designer di Capcom, Satoshi Nakai, le deformazioni fisiche e mentali che ormai abitano la cittadina sono state create per essere le più scioccanti e terrificanti possibili.

Nei panni di tre alter ego differenti, ci troveremo di fronte dunque a dinamiche ludiche ed esperienze sensoriali che chi ama Resident Evil da oltre 20 anni, indubbiamente non farà fatica a riconoscere anche se non manca qualche tocco di originalità come il particolarissimo sistema di ricarica munizioni delle armi.

La prima pecca che troviamo in Daymare 1998 è che non prende una strada univoca. Cosa significa? Che in taluni frangenti è un’opera originale a tutti gli effetti, certamente derivativa ma come tanti altri titoli usciti. In altri invece spinge sull’acceleratore della citazione vera e propria, lasciando un po’ perplessi.

Nel corso delle circa 12-13 ore di gioco, sostanzialmente la qualità dell’esperienza di gioco è altalenante sotto tutti gli aspetti come grafica, animazioni e presenza di qualche lieve bug oltre che una ispirazione non eccelsa dei boss. Detto tutto questo però, chi ha amato i survival horror degli anni ’90, difficilmente non verrà comunque conquistato da questa esperienza di gioco se pur con i limiti appena esposti.

Nessun sali e scendi invece per la componente sonora, eccellente in ogni aspetto, a cominciare dagli effetti sonori straordinariamente capaci di aumentare il terrore procurato dall’esperienza di gioco.

IN CONCLUSIONE

Ben lungi dall’essere un titolo perfetto, Daymare 1998 rappresenta però un sentito omaggio ai survival horror degli anni ’90 ovviamente con le dovute innovazioni per essere un prodotto al passo con i tempi. Una bella esperienza di gioco made in Italy, capace di farci saltare dalla sedia in un più di una occasione e che strizza l’occhio al patrimonio di ricordi dei giocatori di più vecchia data. Un titolo per appassionati del genere, senza ombra di dubbio che su console ottiene un porting di livello quasi paritetico al gioco originariamente uscito su PC.

Daymare 1998 Recensione – VOTO 8