Hellforged al primo contatto sembra l’ennesimo tentativo di cavalcare l’onda del successo di Vampire Survivors, un genere che negli ultimi anni ha letteralmente invaso il panorama indie con varianti più o meno riuscite. Orde di nemici, progressione, build che si costruiscono partita dopo partita e quel loop di “una run ancora e poi smetto” sono tutti elementi immediatamente riconoscibili.

Eppure, dopo alcune sessioni del playtest su PC Steam, l’impressione iniziale viene rapidamente smentita da una struttura molto più stratificata del previsto. Hellforged non si limita a replicare una formula, ma prova a contaminarla con un’impostazione ruolistica decisamente più profonda, che lo avvicina più a un’esperienza alla Diablo che a un semplice survivor-like.

Non solo orde: la base è familiare, ma il DNA cambia

La struttura di base è chiara e immediata. Si entra in un dungeon, si affrontano ondate crescenti di nemici, si raccolgono risorse, si ottengono potenziamenti e si sopravvive il più a lungo possibile.

È qui che il paragone con Vampire Survivors diventa inevitabile. Il ritmo è serrato, l’azione è continua e la sensazione di crescita progressiva durante ogni run è centrale nell’esperienza.

Hellforged: il primo impatto con un “ibrido maledetto”

Ma Hellforged introduce da subito elementi che spostano l’attenzione su un piano diverso. Non si tratta più soltanto di sopravvivere e potenziarsi in modo casuale. C’è una costruzione del personaggio più ragionata, con scelte che sembrano pesare in maniera più significativa sull’evoluzione della run. Il risultato è un loop che rimane accessibile, ma che allo stesso tempo inizia a richiedere una maggiore consapevolezza strategica.

La componente ruolistica: il vero elemento distintivo di Hellforged

Il punto di svolta di Hellforged è proprio la sua componente ruolistica, che emerge con forza rispetto ad altri esponenti del genere. Le scelte di crescita non sono semplici upgrade temporanei o randomizzati, ma si avvicinano a una progressione più strutturata, con elementi che ricordano il DNA degli action RPG classici.

Qui si intravede chiaramente l’ombra di Diablo e dei suoi epigoni. Non solo per la gestione del bottino, ma per il modo in cui il personaggio evolve e si specializza nel tempo. Ogni run non è soltanto una corsa alla sopravvivenza, ma un percorso di costruzione identitaria del proprio avatar. Questo approccio cambia radicalmente la percezione del gameplay. Non si gioca più soltanto per resistere il più a lungo possibile, ma per sperimentare build, combinazioni e sinergie che possono avere un impatto reale sullo stile di gioco.

Il loop di Hellforged invita a superarsi continuamente

Uno degli aspetti più riusciti del playtest è senza dubbio il sistema di punteggi e progressione post-run. Al termine di ogni partita, il gioco restituisce un feedback numerico e qualitativo che spinge immediatamente a riprovare.

Non è solo una questione di sopravvivenza più lunga, ma di ottimizzazione costante. Questo elemento si inserisce perfettamente nella filosofia del “ancora una partita”, ma lo fa con un approccio più competitivo e meno casuale rispetto a molti altri titoli dello stesso filone. La sensazione è quella di un sistema pensato per premiare non solo la resistenza, ma anche l’efficienza e la capacità di costruire build coerenti. Ed è proprio questo a creare un forte potenziale di rigiocabilità.

Boss e ritmo della progressione

Un altro elemento che contribuisce a distinguere Hellforged è la presenza dei boss. In mezzo a orde di nemici sempre più fitte, i combattimenti contro nemici più strutturati introducono un cambio di ritmo necessario.

Hellforged: il primo impatto con un “ibrido maledetto”

Questi scontri non sono semplici intermezzi, ma veri e propri picchi di tensione che obbligano a rivedere il posizionamento, la gestione delle abilità e l’utilizzo delle risorse. La loro funzione non è solo scenica, ma anche strutturale.

In questi momenti Hellforged mostra chiaramente la sua volontà di non essere soltanto un “survivor automatico”, ma un’esperienza più articolata.

Comparto tecnico e atmosfera: una sorpresa in positivo

Dal punto di vista tecnico e audiovisivo, il playtest restituisce un’impressione sorprendentemente solida. Non si parla di una produzione tripla A, ma di un progetto indie che sa esattamente cosa vuole comunicare.

Le ambientazioni dungeon sono coerenti con il tono oscuro del titolo, mentre gli effetti visivi durante i combattimenti mantengono sempre una buona leggibilità anche nei momenti più caotici. Questo è un aspetto fondamentale per un genere che rischia spesso di diventare confuso quando su schermo si accumulano troppi elementi.

Anche il comparto sonoro contribuisce a rafforzare l’atmosfera, con un sound design che accompagna bene la tensione crescente delle run senza risultare invasivo. Il risultato complessivo è un’identità visiva e sonora già riconoscibile, cosa non scontata per un playtest.

Accessibilità e profondità: un equilibrio interessante

Uno degli aspetti più interessanti di Hellforged è il suo tentativo di mantenere un equilibrio tra accessibilità immediata e profondità progressiva. Il gioco si lascia capire in pochi minuti, ma non si esaurisce altrettanto rapidamente.

Chi arriva da Vampire Survivors troverà un punto di ingresso familiare, ma chi è abituato agli action RPG più strutturati noterà subito la presenza di layer aggiuntivi che richiedono attenzione. Questo posizionamento ibrido potrebbe rivelarsi la chiave del suo successo, soprattutto se il bilanciamento verrà ulteriormente raffinato nelle prossime fasi di sviluppo.

Hellforged: un titolo da tenere assolutamente d’occhio

Il playtest di Hellforged lascia una sensazione molto chiara: non siamo davanti a una semplice variazione sul tema, ma a un progetto che sta cercando di costruire una propria identità.

Le somiglianze con Vampire Survivors sono evidenti e impossibili da ignorare, ma vengono rapidamente superate da una struttura più ambiziosa, che guarda con decisione verso il mondo degli action RPG alla Diablo.

Il sistema di progressione, i boss, la spinta al miglioramento continuo e la solidità audiovisiva contribuiscono a creare un’esperienza sorprendentemente convincente già in questa fase iniziale.

Se il buongiorno si vede dal primo open test, Hellforged potrebbe diventare uno dei nomi più interessanti del panorama indie action dei prossimi mesi.

Non è ancora un prodotto finito, e come ogni playtest presenta margini di miglioramento evidenti, ma la direzione è chiara.