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Ci sono giochi post-apocalittici che ci portano in mondi completamente inventati e altri che, invece, provano a farci guardare con occhi diversi il luogo in cui viviamo ogni giorno. Infection Free Zone appartiene decisamente alla seconda categoria e proprio questa sua caratteristica rappresenta il principale elemento distintivo della produzione di Jutsu Games.

Il gioco, già disponibile su PC in Early Access e ora arrivato anche su PlayStation 5, mette insieme strategia, gestione delle risorse, costruzione della base e sopravvivenza in un mondo devastato da un’apocalisse. La particolarità è che il teatro delle nostre avventure non è una città immaginaria: possiamo scegliere praticamente qualsiasi località del mondo e ritrovarla ricostruita attraverso i dati di OpenStreetMap.

E questo cambia parecchio il modo di vivere l’esperienza.

Infection Free Zone – La propria città dopo l’apocalisse

La prima cosa che colpisce in Infection Free Zone è proprio la possibilità di giocare su una mappa reale. Non si tratta semplicemente di un’ambientazione ispirata a una città esistente: strade, edifici e punti di riferimento vengono ricavati dalla geografia reale del luogo scelto.

Il risultato è particolarmente divertente quando si decide di utilizzare una zona che conosciamo bene. Una scuola può diventare un magazzino, un’abitazione può trasformarsi in un rifugio e un edificio pubblico può assumere una nuova funzione all’interno della nostra comunità di sopravvissuti.

È un’idea semplice sulla carta, ma sorprendentemente efficace. Vedere una strada che conosciamo trasformarsi in una zona da difendere dagli infetti aggiunge un coinvolgimento che difficilmente potrebbe essere ottenuto con una mappa completamente inventata.

E soprattutto invita a sperimentare: possiamo scegliere una grande città, un piccolo paese oppure una zona che conosciamo personalmente e provare a capire quanto riusciremmo a resistere.

Di giorno si costruisce, di notte si sopravvive

Il cuore del gameplay è rappresentato dal ciclo giorno-notte.

Durante il giorno dobbiamo organizzare la nostra comunità, raccogliere risorse, ampliare la base e mandare le nostre squadre a esplorare gli edifici circostanti. Ogni spedizione può portare materiali preziosi, cibo e altri oggetti necessari per la sopravvivenza.

Ma bisogna sempre tenere presente che il tempo scorre.

Quando arriva la notte, infatti, gli infetti diventano il problema principale e il lavoro fatto durante il giorno viene messo alla prova. È quindi necessario preparare adeguatamente le difese, organizzare le squadre e assicurarsi che la base sia sufficientemente protetta.

La componente gestionale è abbastanza profonda da richiedere attenzione. Non basta semplicemente costruire mura e torri: bisogna pensare alla disponibilità di cibo, alla produzione, alla distribuzione delle risorse e alle esigenze della comunità.

L’obiettivo finale è riuscire a trasformare un gruppo di persone disperate in una comunità capace, almeno idealmente, di diventare autosufficiente.

Infection Free Zone Recensione

Esplorazione, sopravvissuti ed eventi casuali

A rendere meno lineare l’esperienza ci pensano anche gli incontri con altri gruppi di sopravvissuti.

Non tutti reagiranno allo stesso modo alla nostra presenza: alcuni saranno ostili e rappresenteranno una minaccia, mentre altri potranno diventare potenziali partner commerciali o addirittura unirsi alla nostra comunità.

Gli eventi casuali contribuiscono inoltre a spezzare una routine che, altrimenti, rischierebbe di diventare rapidamente troppo prevedibile.

Il sistema funziona soprattutto nelle prime fasi, quando ogni risorsa recuperata sembra fondamentale e ogni nuovo sopravvissuto può fare la differenza. Con il passare delle ore, però, iniziano a emergere alcuni dei limiti strutturali dell’esperienza.

Infection Free Zone – Una buona idea che ha ancora bisogno di essere rifinita

Il principale problema di Infection Free Zone è infatti legato alla sua natura di progetto ancora in evoluzione.

Dopo circa 10-15 ore, soprattutto una volta comprese le principali meccaniche, la struttura del gameplay può iniziare a mostrare una certa ripetitività. Il ciclo esplora, raccogli risorse, costruisci, organizza la difesa e affronta l’orda è efficace, ma tende inevitabilmente a riproporsi.

Manca inoltre, almeno nella versione attuale, quella sensazione di avere davanti un obiettivo finale sufficientemente forte da spingere il giocatore a continuare per decine e decine di ore.

Anche il bilanciamento non è sempre convincente. La difficoltà può aumentare in maniera piuttosto brusca e alcune orde di infetti possono trasformarsi in momenti frustranti, soprattutto quando la gestione delle risorse o delle squadre non è stata ottimizzata alla perfezione.

Su PS5 qualche ingenuità rimane

Il passaggio alle console funziona, ma non cancella alcuni aspetti che necessitano ancora di una rifinitura.

La gestione delle squadre non è sempre immediata e le priorità assegnate ai sopravvissuti possono generare situazioni nelle quali il comportamento dell’intelligenza artificiale non è esattamente quello che ci aspetteremmo.

Anche l’interfaccia avrebbe beneficiato di qualche intervento in più per rendere più immediate alcune informazioni. Considerando la quantità di elementi da tenere sotto controllo, una maggiore chiarezza dell’HUD avrebbe sicuramente aiutato.

Ci sono poi situazioni nelle quali le mappe particolarmente complesse possono mettere sotto pressione il sistema, anche se il problema non compromette l’esperienza nel suo complesso.

È importante comunque sottolineare che la versione console nasce dal progetto PC, ancora in Early Access. Gli sviluppatori hanno già previsto ulteriori aggiornamenti e contenuti anche per le versioni console: questo significa che Infection Free Zone ha ancora margini di crescita piuttosto interessanti.

Infection Free Zone Recensione – IN CONCLUSIONE

Infection Free Zone è un titolo particolare, imperfetto ma capace di proporre un’idea che funziona davvero.

La possibilità di trasformare la propria città in uno scenario post-apocalittico è senza dubbio il suo asso nella manica e riesce a dare un’identità precisa a un genere che ha già prodotto numerose esperienze di sopravvivenza e gestione.

Il sistema strategico è abbastanza articolato, il ciclo giorno-notte crea una buona tensione e la gestione della comunità offre diverse possibilità. Allo stesso tempo, la ripetitività che emerge dopo diverse ore, alcuni problemi di IA e interfaccia e un bilanciamento non sempre perfetto impediscono al gioco di raggiungere livelli qualitativi più elevati.

Il voto di 7,5 ci sembra quindi quello giusto: Infection Free Zone è un buon survival strategico, originale soprattutto per il modo in cui utilizza le mappe reali, ma ancora bisognoso di qualche aggiornamento per esprimere pienamente il suo potenziale.

Se gli sviluppatori continueranno a supportarlo con contenuti, miglioramenti e un lavoro sul bilanciamento, il futuro potrebbe essere decisamente interessante.

Infection Free Zone Recensione – VOTO: 7.5




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