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Dopo averlo provato in realtà virtuale su PlayStation VR2, torniamo sul podio con Maestro, questa volta nella sua versione per Nintendo Switch. La domanda che ci siamo posti prima di iniziare era piuttosto semplice: un gioco nato per farci sentire davvero all’interno di un’orchestra può mantenere il suo fascino anche senza un visore, affidandosi esclusivamente ai Joy-Con?

La risposta, dopo diverse ore passate a dirigere Beethoven, Mozart, Vivaldi e alcuni dei brani più celebri del cinema e dell’intrattenimento, è sì.

E non è un sì stiracchiato.

Maestro Switch: quando il videogioco ci mette sul podio

La prima cosa da ricordare è che Maestro non è il classico rhythm game in cui dobbiamo semplicemente premere il pulsante giusto al momento giusto. Il concetto alla base del gioco è decisamente più particolare: noi siamo il direttore d’orchestra e dobbiamo utilizzare i movimenti delle mani per guidare l’esecuzione.

Un Joy-Con diventa sostanzialmente la nostra bacchetta, mentre l’altro viene utilizzato per impartire indicazioni all’orchestra. Bisogna mantenere il tempo, dare l’ingresso alle varie sezioni, gestire le dinamiche e accompagnare i momenti più importanti della composizione.

Il tutto seguendo le indicazioni che compaiono sullo schermo.

Ed è proprio qui che Maestro, provato su Nintendo Switch 2, riesce a trovare il suo equilibrio migliore: è immediatamente comprensibile, ma non necessariamente facile da padroneggiare.

Non serve avere studiato musica e non serve conoscere la differenza tra un violino e un violoncello per iniziare a giocare. Il tutorial ci accompagna gradualmente alla scoperta delle meccaniche e, partita dopo partita, ci rendiamo conto che quello che inizialmente sembrava un semplice gioco di movimento nasconde una discreta profondità.

Maestro Switch: I Joy-Con funzionano davvero?

Questa è probabilmente la domanda più importante per chi si avvicina alla versione Nintendo Switch.

La risposta è positiva.

I Joy-Con riescono a restituire abbastanza bene la sensazione di utilizzare le mani per dirigere un’orchestra. Il sistema di controllo non pretende di replicare in maniera perfetta la libertà assoluta della realtà virtuale, ma riesce a tradurre nel linguaggio di Nintendo Switch quello che rappresenta il cuore dell’esperienza di Maestro.

E soprattutto lo fa senza complicare inutilmente le cose.

Dopo i primi minuti necessari per prendere confidenza con i movimenti, cominciamo naturalmente a seguire il ritmo con la mano destra, mentre con la sinistra interveniamo sull’orchestra. Quando tutto funziona, la sensazione è davvero piacevole: non stiamo semplicemente seguendo una sequenza di comandi, ma abbiamo l’impressione di stare dirigendo qualcosa.

Naturalmente qualche imperfezione c’è. La precisione dei movimenti può dipendere dalla posizione in cui giochiamo e, in determinate situazioni, può capitare che un gesto non venga interpretato esattamente come vorremmo.

Sono però problemi che non compromettono l’esperienza complessiva e che diventano sempre meno evidenti con la pratica.

La differenza rispetto alla versione PSVR2 esiste, ovviamente. In realtà virtuale l’immersione è superiore perché siamo letteralmente dentro il teatro e possiamo osservare l’orchestra da una prospettiva completamente diversa. Su Switch perdiamo questo elemento, ma guadagniamo qualcosa di altrettanto interessante: l’immediatezza.

Prendi i Joy-Con, ti metti davanti allo schermo e inizi a dirigere.

Maestro Switch Recensione: dirigere un'orchestra con i Joy-Con

Un repertorio che è una dichiarazione d’amore alla musica

Se i controlli sono il cuore del gameplay, la musica rappresenta inevitabilmente l’anima di Maestro.

Il repertorio comprende 38 composizioni, con un mix che riesce a mettere d’accordo gli appassionati di musica classica e chi magari non frequenta abitualmente questo genere. Troviamo infatti autori come Beethoven, Mozart e Vivaldi, ma anche brani legati a universi cinematografici e televisivi come Star Wars, Il Signore degli Anelli e Il Trono di Spade.

E c’è spazio anche per Attack on Titan, con “Ashes on the Fire” incluso nella versione Nintendo.

È una scelta intelligente perché evita che Maestro venga percepito come un prodotto esclusivamente destinato agli appassionati di musica classica.

Anzi, uno dei suoi meriti è proprio quello di riuscire a farci ascoltare e soprattutto vivere composizioni che magari conosciamo già, ma che assumono una prospettiva completamente diversa quando siamo noi a doverle dirigere.

E il comparto sonoro è senza dubbio uno degli elementi migliori del gioco.

Facile da iniziare, difficile da padroneggiare

Maestro propone anche sulle console della grande N, quattro livelli di difficoltà e questa scelta è fondamentale per dare senso alla progressione.

All’inizio possiamo concentrarci principalmente sul ritmo e sulle indicazioni più semplici. Poi, aumentando la difficoltà, diventa necessario prestare maggiore attenzione ai movimenti, alla precisione e alle diverse richieste che arrivano durante l’esecuzione.

Il risultato è un gameplay che può essere affrontato in maniera estremamente rilassata, ma che allo stesso tempo offre qualcosa anche a chi vuole migliorare realmente le proprie performance.

Le stelle ottenute nelle esibizioni servono inoltre a sbloccare nuovi contenuti e personalizzazioni, aumentando ulteriormente la voglia di tornare sui brani già completati per cercare di migliorare il risultato.

È un meccanismo semplice, ma funziona.

E soprattutto è perfettamente coerente con la natura di Maestro: non dobbiamo semplicemente arrivare alla fine del brano, dobbiamo imparare a dirigerlo meglio.

Una formula che su Switch acquista una nuova dimensione

Uno degli aspetti che abbiamo apprezzato maggiormente è proprio la possibilità di giocare a Maestro in modalità TV oppure in modalità da tavolo.

Davanti al televisore l’esperienza è naturalmente più spettacolare, soprattutto perché abbiamo più spazio per muovere le braccia e possiamo godere maggiormente dello spettacolo dell’orchestra.

Ma anche la modalità portatile ha una sua ragione d’essere.

È curioso ritrovarsi con una console Nintendo davanti e due Joy-Con nelle mani, pronti a dirigere un’orchestra. È una di quelle situazioni in cui il concetto stesso di videogioco torna a essere estremamente semplice: muovi le mani e succede qualcosa sullo schermo.

In questo senso Maestro recupera anche un po’ quello spirito di sperimentazione legato ai giochi motion control che Nintendo ha saputo rendere popolare negli anni.

Tecnicamente non è un direttore da Oscar

Se c’è un settore nel quale Maestro non vuole e probabilmente non può competere con produzioni più ambiziose è quello grafico.

L’orchestra e le ambientazioni svolgono il loro compito, ma non aspettatevi un comparto visivo capace di lasciare a bocca aperta.

E in realtà non è nemmeno il motivo per cui siamo qui.

Quando parte la musica, la nostra attenzione finisce inevitabilmente sui segnali a schermo, sui movimenti da effettuare e soprattutto sull’orchestra. È quindi il gameplay a prendere il sopravvento sulla componente estetica.

La parte sonora, invece, è decisamente più importante e rappresenta uno dei punti di forza dell’intera produzione.

Maestro è più di una semplice curiosità

Il rischio più grande di un gioco come Maestro era quello di trasformarsi in una simpatica dimostrazione tecnologica: divertente per mezz’ora, interessante per qualche partita e poi dimenticabile.

Fortunatamente non è quello che succede.

La struttura riesce a sostenere l’esperienza oltre la semplice novità iniziale. I diversi livelli di difficoltà, il sistema di valutazione, gli sbloccabili e soprattutto la qualità del repertorio fanno sì che venga spontaneo tornare sul podio.

E c’è un altro elemento che ci ha convinto: Maestro ha una personalità precisa.

Non cerca di essere Guitar Hero, Just Dance o un altro rhythm game travestito. Prende un’idea molto specifica e costruisce praticamente tutto il gameplay attorno a quella.

Il risultato è un gioco di nicchia, sicuramente, ma una nicchia nella quale Double Jack è riuscita a costruire qualcosa di sorprendentemente divertente.

Maestro Switch Recensione: dirigere un'orchestra con i Joy-Con

Maestro Switch Recensione – IN CONCLUSIONE

Dopo aver apprezzato Maestro su PlayStation VR2, avevamo qualche dubbio sulla possibilità di trasferire la stessa idea su Nintendo Switch senza il tracciamento e l’immersività della realtà virtuale.

I dubbi sono stati in gran parte fugati.

Maestro su Nintendo Switch funziona.

I Joy-Con riescono a trasformarsi in una bacchetta sufficientemente precisa, il sistema di controllo è intuitivo e il repertorio musicale è probabilmente il vero valore aggiunto dell’esperienza. Certo, la versione VR rimane più immersiva e alcune imperfezioni nei controlli possono emergere, mentre graficamente non siamo davanti a un titolo destinato a diventare un punto di riferimento.

Ma non è questo ciò che conta.

Conta il momento in cui parte la musica, prendiamo in mano i Joy-Con e improvvisamente ci ritroviamo a muovere le braccia cercando di portare l’orchestra verso il crescendo.

E quando tutto va come deve andare, è difficile non sorridere.

Maestro è una di quelle esperienze che dimostrano ancora una volta quanto possa essere divertente un videogioco quando parte da un’idea semplice, originale e soprattutto ben realizzata.

Per noi, anche su Nintendo Switch, il voto resta quindi 9/10.

Maestro Switch Recensione – VOTO: 9




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