Possessor(s) è un action platformer che si inserisce con decisione in uno dei generi più competitivi degli ultimi anni, quello a metà tra metroidvania e avventura d’azione. L’opera di Heart Machine si distingue immediatamente per un’atmosfera visiva fortemente caratterizzata, una storia che punta sulla tensione emotiva e un sistema di combattimento sorprendentemente fluido. L’esperienza complessiva è intensa e suggestiva, anche se non priva di imprecisioni sul fronte del controllo del personaggio e della leggibilità di alcuni elementi di gioco.

Fin dalle prime battute del gioco provato su Playstation 5 ma disponibile anche su PC e Xbox, emerge la volontà degli sviluppatori di guidarci in un mondo spezzato, dove crolli architettonici, anomalie sovrannaturali e architetture distorte convivono in un’armonia inquietante. Questa estetica diventa il biglietto da visita del gioco e contribuisce a creare un’identità fortissima, che riesce a colpire anche quando l’azione rallenta o quando alcune scelte di design limitano la fluidità dell’esperienza.

Una storia che cattura fin dal principio

La narrativa di Possessor(s) ruota attorno a un patto disperato, a una scelta estrema compiuta in un momento limite. Ci troviamo in una città devastata da un fenomeno inspiegabile, un taglio nel tessuto della realtà che ha alterato lo spazio, le leggi fisiche e la vita stessa degli abitanti. La protagonista si ritrova ferita, sola e privata della propria mobilità, finché un’entità misteriosa le offre una via di salvezza.

La relazione che si sviluppa tra i due personaggi principali rappresenta il cuore emotivo dell’opera. Non si tratta di un legame semplice o consolatorio, ma di una collaborazione forzata, basata su interessi che col tempo si intrecciano in modo credibile. Il racconto alterna momenti introspettivi a scene più dirette, utilizzando un ritmo narrativo che accompagna senza interrompere la dinamicità generale.

La storia è uno dei punti di forza più evidenti del gioco, grazie alla capacità di rendere la devastazione urbana non solo uno scenario, ma un elemento narrativo attivo. Ogni zona attraversata suggerisce un pezzo del passato e del presente della città, mentre dialoghi e brevi sequenze animate approfondiscono le motivazioni dei protagonisti. Il risultato è un viaggio drammatico ma avvincente, che riesce a mantenere l’attenzione fino alla conclusione.

Un sistema di combattimento solido e immediato

Accanto alla componente narrativa, Possessor(s) mostra un combat system estremamente efficace. Gli scontri sono costruiti su un ritmo rapido, basato su schivate precise, parate da eseguire al momento giusto e una lunga serie di mosse che permettono di affrontare gruppi di nemici anche numerosi.

Le armi utilizzate sono varie e presentano combinazioni sorprendenti, mescolando strumenti improvvisati a oggetti più convenzionali. Questo conferisce personalità agli attacchi e permette di adattarsi ai diversi pattern degli avversari. Interessante anche l’approccio alla mobilità: salti, scatti e cambi di direzione sono integrati nel sistema di combattimento, creando un flusso piacevolmente dinamico.

Una scelta di design particolarmente apprezzabile è l’assenza di danni da contatto. Possiamo avvicinarci ai nemici senza timore di perdere vita per un semplice sfioramento, un dettaglio che rende gli scontri più tecnici e con un livello di controllo maggiore. Le boss fight, distribuite in modo equilibrato, offrono sfide stimolanti e ben costruite, alternando proiettili, attacchi ravvicinati e sezioni in cui è necessario sfruttare abilità acquisite di recente.

Non mancano tuttavia delle criticità. La precisione dei comandi non è sempre all’altezza del ritmo di gioco, soprattutto nelle situazioni più affollate. Alcune combo, una volta avviate, non consentono una rapida correzione della direzione, riducendo il margine di manovra. Quando ci si trova circondati da nemici, questa rigidità può portare a subire più colpi consecutivi, con scarsa possibilità di recuperare.

Possessor(s)

Un mondo visivamente unico

L’aspetto grafico di Possessor(s) rappresenta uno degli elementi più distintivi dell’opera. La città devastata è resa attraverso un’estetica che oscilla tra il pastello e l’astratto, mescolando strutture urbane sventrate a colori innaturali e forme che sembrano mutare di continuo. L’effetto complessivo è affascinante, alieno e al tempo stesso riconoscibile.

Le animazioni accompagnano questa identità visiva con un movimento fluido, quasi “elastico”, che enfatizza l’idea di trovarsi in un mondo in continua deformazione. Ogni quartiere della città presenta una propria palette cromatica e un insieme di dettagli che aiutano a distinguerlo dagli altri, rendendo l’esplorazione piacevole anche quando il percorso richiede diversi tentativi.

La direzione artistica riesce a unire malinconia e inquietudine, creando un’atmosfera sospesa che accompagna perfettamente la storia della protagonista. Alcune sezioni, grazie all’illuminazione e all’uso del colore, riescono a imprimersi nella memoria per la loro intensità visiva.

I limiti: controlli non sempre impeccabili e piattaforme difficili da leggere

Per quanto il gioco sia costruito con passione e una visione chiara, alcuni difetti emergono durante l’avventura.

Il primo, e più evidente, riguarda i controlli. L’azione richiede una grande precisione, ma alcuni strumenti, come l’aggancio a determinati punti dello scenario, tendono a risultare meno reattivi del necessario. Nei segmenti più verticali o in quelli pensati per alternare rapidamente salto e aggancio, basta un input registrato male per perdere improvvisamente il ritmo o cadere in zone già attraversate.

Il secondo limite riguarda la leggibilità delle piattaforme. La scelta stilistica, pur molto suggestiva, porta spesso a confondere elementi decorativi con superfici realmente utilizzabili. In diverse aree bisogna osservare con molta attenzione prima di capire cosa sia parte dello scenario interattivo e cosa no, e questo rallenta l’esplorazione invece di valorizzarla.

In un genere che vive di precisione e chiarezza, si tratta di aspetti che pesano più del dovuto, senza però compromettere completamente il piacere generale.

Possessor(s)

Possessor(s) Recensione – IN CONCLUSIONE

Possessor(s) è un’opera che riesce a distinguersi grazie a una combinazione molto riuscita di storia, atmosfera e combattimenti. La narrativa coinvolgente, il mondo visivamente ispirato e il sistema di combattimento rapido e appagante rappresentano i suoi punti più forti, capaci di dare vita a un’esperienza intensa e memorabile.

Al tempo stesso, i problemi legati ai controlli e alla scarsa leggibilità di alcune piattaforme impediscono al titolo di raggiungere un livello di piena eccellenza. Si tratta comunque di difetti che non oscurano l’originalità dell’opera, ma che richiedono un po’ di pazienza, soprattutto nelle fasi più tecniche.

Per chi cerca un action platformer in grado di unire una storia solida, un sistema di combattimento moderno e un’estetica fuori dal comune, Possessor(s) rappresenta una scelta molto valida e sicuramente degna di attenzione.

Possessor(s) Recensione – VOTO: 7.5