Ci sono videogiochi che cercano di conquistare il pubblico con una grafica spettacolare, altri che puntano tutto su una storia emozionante e poi ci sono quelli che decidono di mandare completamente all’aria ogni regola. Stupid Never Dies appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria. Uno zombie innamorato, un mondo dominato dai mostri, trasformazioni assurde e dungeon che si raggiungono tirando lo sciacquone: il nuovo action roguelite di GPTRACK50, studio fondato da Hiroyuki Kobayashi, storico sviluppatore legato a serie come Resident Evil e Devil May Cry, non ha certamente paura di osare. Il risultato è un’avventura dal carattere fortissimo, divertente e ricca di idee, ma anche frenata da qualche scelta di design che impedisce al gioco di esprimere tutto il suo potenziale.

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Un progetto folle con una firma importante

La prima cosa che ci colpisce di Stupid Never Dies (qui le altre prime recensioni italiane) è la sua capacità di distinguersi. In un mercato nel quale tanti action RPG finiscono per somigliarsi, il gioco sceglie una strada tutta sua, mescolando mostri classici, umorismo demenziale, un’estetica punk rock e un sistema di combattimento costruito intorno alla possibilità di divorare i nemici e assumerne le sembianze.

Dietro questa produzione troviamo GPTRACK50, lo studio fondato nel 2022 da Hiroyuki Kobayashi dopo la sua lunga esperienza in Capcom. Il suo nome è legato a franchise fondamentali come Resident Evil, Devil May Cry e Dino Crisis, mentre Eiichiro Sasaki, coinvolto nel progetto, porta con sé un’importante esperienza maturata nell’industria giapponese.

Non siamo però davanti a un tentativo di riproporre le formule che hanno reso celebri questi nomi. Stupid Never Dies abbandona le atmosfere più tradizionali dell’horror per costruire un universo coloratissimo, irriverente e volutamente sopra le righe. È una scelta coraggiosa, che rappresenta uno dei principali motivi d’interesse del gioco.

Davy, uno zombie incnamorato in un mondo di mostri

Il protagonista è Davy, uno zombie che ha trovato il corpo congelato di una ragazza e che continua a sognare di poterla riportare in vita. Nel frattempo, il mondo è stato sconvolto dalla guerra tra esseri umani e creature mostruose, con vampiri, licantropi, golem e altre entità che hanno preso il sopravvento.

La situazione cambia quando Davy ingerisce accidentalmente un uovo di fenice, ottenendo poteri straordinari. Grazie all’aiuto del Dr. Steiner, uno scienziato che richiama inevitabilmente l’immaginario di Frankenstein, lo zombie intraprende un viaggio nei dungeon sotterranei con l’obiettivo di divorare una creatura potentissima e sfruttarne le capacità per realizzare il proprio desiderio.

La premessa è volutamente assurda, ma possiede un fascino innegabile. Il gioco non cerca di costruire un dramma cupo e realistico: preferisce alternare momenti surreali, personaggi bizzarri e situazioni che sembrano nate dalla fantasia di qualcuno che ha deciso di non mettere alcun freno alla propria creatività.

Persino gli spostamenti contribuiscono a definire questa personalità. Davy, rallentato dal rigor mortis, utilizza un piccolo robot aspirapolvere per muoversi fuori dai dungeon, mentre per accedere alle profondità sotterranee deve letteralmente utilizzare un water. È un umorismo che non piacerà a tutti, ma almeno non possiamo accusare il gioco di mancanza di identità.

La narrazione non rappresenta necessariamente l’elemento più profondo dell’esperienza, ma riesce a fornire una motivazione semplice e immediata per accompagnare Davy nella sua avventura. E, soprattutto, contribuisce a rendere riconoscibile un progetto che non vuole prendersi troppo sul serio.

Un’estetica punk rock che non passa inosservata

Se c’è un aspetto nel quale Stupid Never Dies riesce a lasciare il segno fin dai primi momenti, è la direzione artistica. I mostri della tradizione horror vengono reinterpretati attraverso colori accesi, elementi grafici aggressivi, atmosfere urbane e una sensibilità punk che attraversa praticamente ogni aspetto della produzione.

Il contrasto tra le creature classiche e la presentazione pop funziona particolarmente bene. Vampiri, licantropi e golem non vengono trattati con la solennità che ci aspetteremmo da un’avventura horror, ma diventano parte di un mondo volutamente esagerato, nel quale persino le interfacce e i dettagli più piccoli contribuiscono a costruire un’identità precisa.

Anche la componente musicale partecipa a questa caratterizzazione, alternando brani energici e sonorità che accompagnano perfettamente il ritmo degli scontri. Il risultato è un’esperienza che riesce a farsi riconoscere anche senza affidarsi esclusivamente alla spettacolarità grafica.

Stupid Never Dies dimostra che un buon art design può essere molto più importante di una semplice ricerca del realismo. Non tutto deve apparire credibile: in questo caso, è proprio la volontà di esagerare a rendere il mondo di gioco interessante.

Il sistema di trasformazioni è il vero punto di forza

Il cuore del gameplay ruota attorno a una meccanica tanto semplice da comprendere quanto interessante da sfruttare: divorando i nemici, Davy può assorbirne il nucleo e trasformarsi in creature differenti, ottenendo nuovi attacchi, caratteristiche e possibilità offensive.

Ogni trasformazione, chiamata Stile, modifica sensibilmente il modo di affrontare i combattimenti. Il licantropo punta sulla velocità e sugli attacchi ravvicinati, mentre il golem è più lento ma può colpire una zona più ampia grazie alla sua forza. Altre creature offrono ulteriori approcci, invitandoci a sperimentare e a cambiare strategia in base alle situazioni.

Possiamo conservare due Stili e alternarli durante l’azione, costruendo combinazioni che permettono di adattarci ai gruppi di nemici e alle diverse minacce. A rendere tutto più interessante contribuisce la possibilità di recuperare salute attraverso il morso, una meccanica che lega direttamente l’offensiva alla sopravvivenza.

Non si tratta soltanto di una trovata estetica. Le trasformazioni sono il fulcro dell’esperienza e danno al combattimento una personalità che molti altri action roguelite faticano a raggiungere. Divorare una creatura non significa semplicemente eliminarla: può diventare il modo per acquisire una nuova arma, sperimentare una strategia o recuperare le risorse necessarie per proseguire.

La progressione si arricchisce inoltre degli Scontrini, bonus ottenuti salendo di livello che possono migliorare le statistiche oppure favorire particolari configurazioni del personaggio. Tra potenziamenti, modifiche permanenti e nuove combinazioni, il gioco ci offre diversi motivi per continuare a sperimentare.

Il sistema funziona soprattutto quando riusciamo a combinare efficacemente le capacità a disposizione, trasformando gli scontri in sequenze frenetiche nelle quali attacchi, trasformazioni e recupero della salute diventano parti di un unico flusso.

Combattimenti caotici: una scelta coraggiosa non sempre riuscita

Il problema è che il sistema di combattimento non riesce a mantenere sempre lo stesso livello di efficacia. Una delle decisioni più particolari riguarda l’assenza di un sistema tradizionale di aggancio dei bersagli. L’intenzione è quella di creare risse caotiche e movimentate, nelle quali ci troviamo circondati dai nemici e dobbiamo reagire rapidamente.

Quando affrontiamo gruppi numerosi, questa impostazione può effettivamente funzionare. Gli scontri diventano concitati e ci spingono a muoverci continuamente, sfruttando le trasformazioni e cercando di non rimanere intrappolati in mezzo agli avversari.

Le difficoltà emergono soprattutto contro singoli nemici particolarmente pericolosi e boss, quando la precisione diventa più importante. Senza un aggancio dedicato, la telecamera e la gestione degli attacchi possono rendere alcune situazioni meno leggibili, con il rischio di colpire a vuoto proprio quando vorremmo concentrare tutta la nostra potenza su un bersaglio.

Anche le opzioni difensive sono piuttosto particolari. Non troviamo un sistema tradizionale basato su parate e rotolate: Davy può sfruttare un movimento in avanti con il giusto tempismo per contrattaccare, una soluzione che richiede di imparare il ritmo degli avversari.

È una scelta che contribuisce a distinguere Stupid Never Dies, ma che può anche rendere l’esperienza meno immediata per chi cerca un action più preciso e controllabile. La sensazione di caos è parte dell’identità del progetto; il problema è che, in alcune situazioni, il confine tra caos voluto e difficoltà nella gestione dell’azione diventa troppo sottile.

Progressione e bilanciamento: non tutti i mostri sono uguali

La possibilità di trasformarsi in creature differenti dovrebbe essere una delle principali fonti di varietà del gioco. Ed è proprio per questo che il bilanciamento tra gli Stili rappresenta un aspetto importante. Purtroppo, non tutte le trasformazioni risultano altrettanto convincenti e alcune possono rivelarsi decisamente più efficaci di altre.

Il rischio è che una meccanica nata per incoraggiare la sperimentazione finisca per spingerci verso le soluzioni più potenti, riducendo la voglia di provare alternative. Quando una delle prime trasformazioni disponibili continua a rivelarsi particolarmente versatile anche nelle fasi successive, il sistema perde parte del suo potenziale.

La crescita del personaggio rimane comunque soddisfacente in diversi momenti. Accumulare esperienza, ottenere nuovi bonus e modificare le caratteristiche di Davy permette di percepire concretamente i progressi, mentre le risorse raccolte durante le incursioni possono essere investite per migliorare le possibilità nelle partite successive.

Il problema è che la sensazione di crescita non sempre riesce a compensare le altre criticità. Alcuni scontri possono durare più del necessario e, quando le trasformazioni non sono equilibrate, la varietà teoricamente offerta dal sistema non si traduce sempre in altrettante strategie realmente valide.

Con un lavoro più incisivo sul bilanciamento, Stupid Never Dies avrebbe potuto rendere il proprio sistema di combattimento ancora più interessante. La base, però, resta buona e rappresenta uno degli elementi che ci spingono a proseguire nonostante le imperfezioni.

Dungeon e struttura roguelite: quando la ripetitività prende il sopravvento

Arriviamo al principale limite dell’esperienza. Stupid Never Dies è un action roguelite e, come tale, basa una parte importante del proprio fascino sulla ripetizione delle incursioni, sulla crescita del personaggio e sulla capacità di affrontare progressivamente sfide più difficili.

Il problema non è quindi dover ricominciare, raccogliere risorse o sperimentare nuove combinazioni: sono elementi naturali del genere. La criticità riguarda il modo in cui la struttura delle incursioni si intreccia con la progressione della storia.

Durante l’avventura ci vengono assegnati obiettivi specifici da raggiungere nei dungeon. Una volta completato il compito, dobbiamo tornare in superficie per proseguire la trama, migliorare Davy e prepararci alla successiva discesa. Nelle prime fasi, le incursioni possono risultare piuttosto brevi e frammentate, mentre avanzando diventano più lunghe e impegnative.

La possibilità di saltare alcuni piani e i bonus all’esperienza ottenuti dopo le partite aiutano a rendere meno pesante la progressione. Sono soluzioni intelligenti, perché riconoscono il tempo investito e permettono di tornare più rapidamente a livelli avanzati.

Nonostante questi accorgimenti, la ripetitività finisce per farsi sentire. Le numerose discese necessarie per avanzare nella storia possono interrompere il ritmo, soprattutto quando siamo costretti a ripercorrere ambienti già conosciuti per raggiungere un obiettivo narrativo.

È qui che il gioco mostra la distanza tra una buona idea e la sua realizzazione. Il loop di combattimento e progressione possiede qualità evidenti, ma la necessità di tornare continuamente negli stessi dungeon rischia di trasformare un sistema potenzialmente coinvolgente in un’attività troppo meccanica.

Un roguelite dovrebbe invogliarci a ricominciare perché vogliamo migliorare, provare una nuova configurazione o superare una sfida che ci ha messo in difficoltà. Quando la ripetizione diventa soprattutto un passaggio obbligato per far avanzare la trama, il rischio è di perdere parte del divertimento.

Esplorazione e longevità: più contenuti non significano sempre più divertimento

La progressione di Stupid Never Dies è legata a un sistema di incursioni nel quale dobbiamo gestire tempo, risorse e trasformazioni. Durante le esplorazioni è necessario fare attenzione al limite temporale che ci costringe a tornare in superficie, mentre alcune aree intermedie permettono di recuperare energie e intervenire sull’equipaggiamento.

Questa struttura introduce una componente strategica interessante: non possiamo affrontare ogni piano senza considerare le risorse a disposizione e dobbiamo decidere quando proseguire e quando prepararci meglio per le sfide successive.

Il gioco cerca anche di evitare che ogni nuova incursione diventi una ripartenza completamente da zero. I bonus permanenti, i miglioramenti acquistabili e la possibilità di ottenere esperienza aggiuntiva aiutano a rendere la crescita più fluida.

Tuttavia, la quantità di tempo richiesta per completare l’avventura non sempre si traduce in una varietà proporzionata. La ripetizione degli ambienti e la necessità di effettuare numerose discese possono appesantire una formula che, sulla carta, avrebbe tutte le carte in regola per risultare coinvolgente.

È un limite particolarmente evidente per chi apprezza i roguelite soprattutto per la libertà di sperimentare. Stupid Never Dies offre possibilità interessanti, ma avrebbe beneficiato di una maggiore attenzione al ritmo narrativo e a una distribuzione degli obiettivi meno frammentata.

Stupid Never Dies: i punti chiave della recensione

  • Genere: action roguelite con elementi RPG.
  • Sviluppatore: GPTRACK50.
  • Figure chiave: Hiroyuki Kobayashi ed Eiichiro Sasaki.
  • Pubblicazione: SEGA.
  • Protagonista: Davy, uno zombie innamorato.
  • Gameplay: combattimenti frenetici, trasformazioni mostruose e progressione del personaggio.
  • Punto di forza: identità punk rock e sistema di trasformazioni.
  • Principali criticità: assenza di aggancio dei bersagli, bilanciamento degli Stili e ripetitività delle incursioni.
  • Il nostro voto: 7,5/10.

Un gioco che non vuole assomigliare agli altri

Una delle qualità più importanti di Stupid Never Dies è la sua personalità. Il gioco non cerca di inseguire le tendenze del momento copiando formule già consolidate, ma prova a costruire un’esperienza che sia riconoscibile fin dai primi minuti.

L’umorismo assurdo, le trasformazioni, la direzione artistica e l’energia della componente musicale contribuiscono a definire un mondo che non si prende troppo sul serio, senza rinunciare a un sistema di combattimento articolato e a una progressione che offre diversi elementi da sperimentare.

Non tutte le idee raggiungono lo stesso risultato. Alcune scelte legate alla gestione dei bersagli rendono gli scontri meno precisi, il bilanciamento delle trasformazioni avrebbe bisogno di maggiore attenzione e la struttura delle incursioni tende a ripetersi troppo spesso.

Questi limiti sono importanti proprio perché il gioco possiede una base interessante. Quando riusciamo a sfruttare bene le trasformazioni e il combattimento trova il suo ritmo, emerge un action roguelite divertente, capace di offrire momenti di grande soddisfazione.

Avremmo voluto una progressione narrativa meno frammentata e dungeon che riuscissero a sorprenderci più a lungo. Sono aspetti che avrebbero potuto fare la differenza tra un buon gioco e una produzione davvero memorabile.

Stupid Never Dies vale la pena? Il nostro giudizio

Stupid Never Dies è una di quelle produzioni che riescono a incuriosirci proprio perché scelgono di non seguire la strada più semplice. L’idea di costruire un action roguelite attorno a uno zombie innamorato e alla possibilità di divorare i nemici per trasformarsi in mostri differenti è abbastanza folle da attirare l’attenzione, ma il gioco dimostra anche di possedere una struttura ludica che va oltre la semplice trovata originale.

Il sistema di trasformazioni è il vero protagonista dell’esperienza. Le diverse creature offrono approcci differenti al combattimento, mentre la progressione attraverso abilità e potenziamenti invita a sperimentare. La direzione artistica punk rock e l’umorismo sopra le righe completano un’identità che difficilmente passa inosservata.

Le criticità, però, non possono essere ignorate. L’assenza di un sistema di aggancio dei bersagli può rendere alcuni scontri caotici nel modo sbagliato, le trasformazioni non sono sempre equilibrate e la necessità di ripetere numerose incursioni finisce per appesantire il ritmo dell’avventura.

Il nostro voto è 7,5/10. Un giudizio che premia l’originalità, il carattere e le buone idee di un progetto che riesce a distinguersi, ma che avrebbe avuto bisogno di maggiore rifinitura per esprimere pienamente il proprio potenziale.

Stupid Never Dies

Stupid Never Dies Recensione – IN CONCLUSIONE

Stupid Never Dies è un action roguelite pieno di personalità, capace di conquistare grazie a un’idea folle, un’estetica punk rock e un sistema di trasformazioni che rappresenta il vero cuore dell’esperienza.

Il mondo di Davy, zombie innamorato deciso a riportare in vita la ragazza che ama, è un concentrato di umorismo assurdo, mostri e situazioni imprevedibili. Le trasformazioni ottenute divorando i nemici aggiungono varietà ai combattimenti, mentre i potenziamenti e le abilità invitano a sperimentare nuove combinazioni.

Non tutto funziona allo stesso modo. L’assenza di un sistema tradizionale di aggancio dei bersagli rende alcuni scontri meno precisi, il bilanciamento delle trasformazioni non è sempre convincente e le numerose discese nei dungeon finiscono per rendere la progressione troppo ripetitiva.

Sono difetti che impediscono al gioco di raggiungere un livello superiore, ma non cancellano il valore delle sue idee migliori. Quando il sistema di combattimento gira nel modo giusto, Stupid Never Dies riesce a essere divertente, originale e sorprendentemente coinvolgente.

La sua identità punk rock e il sistema di trasformazioni sono due ottimi motivi per dare una possibilità a questa folle avventura.

Avremmo voluto maggiore varietà nelle incursioni e un combat system più preciso, ma riconosciamo a GPTRACK50 il merito di aver realizzato un progetto che prova davvero a distinguersi. Non è un capolavoro, ma è un’esperienza che gli appassionati di action roguelite potrebbero trovare decisamente interessante.

Il nostro voto è 7,5/10: Stupid Never Dies è un action roguelite originale e divertente, frenato da una ripetitività e da alcune scelte di design che avrebbero meritato maggiore attenzione.

Stupid Never Dies Recensione – VOTO: 7,5

Un action roguelite folle, colorato e ricco di personalità. Il sistema di trasformazioni, la direzione artistica punk rock e l’umorismo sopra le righe rendono il gioco riconoscibile e divertente, con una progressione che incoraggia a sperimentare nuove abilità e combinazioni.

L’assenza di aggancio dei bersagli, il bilanciamento non sempre convincente e le ripetute discese nei dungeon frenano però l’esperienza. Un buon gioco, con idee interessanti e una forte identità, che avrebbe meritato una maggiore rifinitura.

7,5/10

Stupid Never Dies – PRO e CONTRO

PRO

  • Un sistema di trasformazioni originale e divertente.
  • Estetica punk rock con una forte identità visiva.
  • Umorismo assurdo e situazioni fuori dagli schemi.
  • Progressione ricca di abilità, bonus e potenziamenti.
  • Combattimenti frenetici quando le meccaniche funzionano al meglio.
  • Un protagonista e un universo capaci di distinguersi.

CONTRO

  • L’assenza di aggancio dei bersagli può complicare gli scontri.
  • Il bilanciamento tra le trasformazioni non è sempre convincente.
  • Dungeon e incursioni diventano ripetitivi.
  • La progressione narrativa interrompe spesso il ritmo delle partite.
  • Alcuni combattimenti risultano caotici e poco precisi.



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