The Social Contract è un nuovo gioco da tavolo che porta sul tavolo alcune delle grandi domande del nostro tempo: come si può costruire una società insieme a chi la pensa diversamente? E cosa succede quando le risorse non bastano per tutti? Nato dalla collaborazione tra Factanza Media, il game designer Dario Massa e Giochi Uniti, il progetto trasforma politica, negoziazione e convivenza in una sfida da affrontare insieme agli altri giocatori.
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The Social Contract: una società da ricostruire
La partita ci porta nell’anno 2157, in un futuro distopico in cui la civiltà umana è crollata a causa della crisi climatica, delle disuguaglianze e della perdita di fiducia nelle istituzioni. Sei rappresentanti dell’umanità vengono condotti su un pianeta vergine con una missione fondamentale: costruire una nuova società e garantirne la sopravvivenza.
Per riuscirci, i partecipanti dovranno discutere, negoziare e trovare un accordo sull’approvazione di diversi progetti, mettendo in comune le risorse necessarie per affrontare cinque eventi capaci di minacciare la stabilità della comunità.
La sfida non consiste semplicemente nel raggiungere un obiettivo individuale: se la società crolla, perdono tutti. Collaborare diventa quindi indispensabile, anche quando gli interessi personali spingono in direzioni opposte.
Grandi pensatori e obiettivi segreti
A rendere le partite ancora più interessanti intervengono le carte dei Grandi Pensatori, ispirate a figure storiche come Giacomo Matteotti, Friedrich Nietzsche, Marie Curie, Sun Tzu e Amrita Devi Bishnoi.
Queste carte assegnano a ogni partecipante un obiettivo segreto, introducendo una componente strategica che mette in equilibrio le esigenze collettive e le ambizioni personali. Non basta quindi contribuire alla sopravvivenza della comunità: bisogna anche cercare di raggiungere il proprio traguardo.
Se la tensione sociale supera il limite previsto oppure il gruppo non riesce a superare tutte le sfide, la sconfitta è collettiva. Se invece la società sopravvive, a vincere sarà il giocatore che avrà totalizzato il punteggio più alto perseguendo il proprio obiettivo.
È proprio questa combinazione a rappresentare uno degli elementi centrali di The Social Contract: per vincere individualmente bisogna prima evitare di perdere tutti insieme.
Factanza Media e Giochi Uniti insieme per un gioco diverso
The Social Contract nasce da un progetto ideato da Factanza Media insieme a Dario Massa, che ha curato il game design. Factanza ha sviluppato l’ambientazione, i testi e i contenuti, occupandosi anche dell’impaginazione, della resa grafica e della direzione artistica delle illustrazioni realizzate da Carlo Esposito, conosciuto come Carlo Dowggy.
Giochi Uniti ha seguito lo sviluppo editoriale, contribuendo alla definizione del regolamento, alla resa grafica e alla produzione.
Bianca Arrighini, CEO e co-fondatrice di Factanza Media, ha spiegato che l’obiettivo è trasformare i grandi dilemmi della politica in una vera esperienza di gioco, nella quale i partecipanti siano chiamati a confrontarsi con le difficoltà della convivenza e della gestione delle risorse comuni.
Per Stefano De Carolis, direttore operativo di Giochi Uniti, il progetto dimostra come il gioco da tavolo possa affrontare temi complessi senza rinunciare al divertimento, favorendo inoltre il confronto diretto tra persone abituate a informarsi e comunicare attraverso gli schermi.
The Social Contract: giocatori, durata e disponibilità
The Social Contract è pensato per gruppi da 2 a 6 giocatori, con una durata indicativa di 50 minuti a partita. L’età consigliata è di 12 anni o più.
Il gioco sarà disponibile in preordine a partire da martedì 28 ottobre sui siti ufficiali di The Social Contract e Giochi Uniti.
Con la sua ambientazione distopica e le meccaniche basate su negoziazione, collaborazione e obiettivi segreti, The Social Contract punta a coinvolgere chi cerca un gioco da tavolo capace di andare oltre la semplice competizione. La domanda che lascia ai partecipanti è tanto semplice quanto difficile: fino a che punto siamo disposti a mettere da parte i nostri interessi per salvare la comunità di cui facciamo parte?
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