Disponibile per PlayStation 4, Microsoft Windows (la versione da noi testata), Linux e Classic Mac OS, Amnesia: Rebirth è il nuovo capitolo, il terzo per l’esattezza (assolutamente godibile comunque anche da chi non ha giocato i primi due) di una serie amatissima da molti fan sparsi in giro per il mondo. Al timone ovviamente sempre il team indipendente svedese di Frictional Games che da oltre 10 anni ci regala vera e proprie perle di orrore cult per i palati più fini.

Vi lasciamo alla visione della prima mezz’ora di gioco registrata dalla versione PC e poi vi raccontiamo la nostra prova su strada dell’esperienza provata.

Se avete cliccato play sul video avrete visto che A:R è ambientato nel passato. Siamo infatti negli anni ’30 e Anastasie Trianon è a bordo di un aereo insieme al marito per una spedizione archeologica nell’Africa settentrionale, più esattamente in Algeria. Purtroppo però qualcosa va storto, l’aereo ha un guasto e la nostra alter ego si ritrova sola in mezzo al deserto. E pure i problemi sono appena iniziati visto che quando entrerà in una grotta, allora si che ci sarà da avere paura…

Non vogliamo e non possiamo dirvi di più sulla trama di Amnesia Rebirth per non cadere nel trappolone spoiler ma vi assicuriamo che l’elemento narrativo è stato curato in modo davvero superlativo, tanto che tra colpi di scena e finali multipli, il videogame non ha nulla da invidiare alle tipiche produzioni tripla A da questo punto di vista. Ovviamente parte tutto da un’amnesia, quella della protagonista che piano piano riacquisirà la memoria proseguendo nel suo difficile cammino ma davvero non possiamo dirvi di più per non rovinarvi la “sorpresa”.

Tasi, così viene chiamata la protagonista, qualcosa però lo ricorda, ad esempio che ha problemi con gli attacchi di panico e dunque nelle grotte sarà fondamentale riuscire a farsi luce che sia con fiammiferi, candele o qualsiasi altra cosa ed in contemporanea non far cadere in crisi la nostra alter ego. In caso contrario, perderà i sensi e torneremo indietro nell’ultimo punto visibile esplorato.

L’esperienza proposta da Amnesia: Rebirth ci fa sempre sentire in balia del buio, della paura, del panico, dei rumori provenienti da ogni angolo (giocare il titolo con un paio di buone cuffie è assolutamente consigliabile). Un horror puro che però non spinge sul lato splatter ma di quello psicologico. Questa è la componente che fa la differenza in A:R e che lo rende ai nostri occhi un titolo ai limiti del capolavoro. Per il resto l’interazione è sostanzialmente quella di una tipica avventura in prima persona con alcuni tipici puzzle comunque ben strutturati ed una esplorazione che è strumento per farci provare le emozioni prima elencata.

La realizzazione tecnica non fa gridare al miracolo ma nell’insieme si mantiene su livelli discreti, soprattutto per quanto riguarda gli effetti di illuminazione, sempre strumentali all’esperienza emotiva. Ottimo il comparto sonoro sia per gli effetti ambientali PERFETTI e i dialoghi disponibili in inglese: in italiano comunque sono presenti i sottotitoli.

IN CONCLUSIONE
Amnesia: Rebirth è davvero un ottimo videogame horror ma è da specificare che l’esperienza di gioco proposta dai programmatori svedesi di Frictional Games è destinata a chi ama l’orrore basato sull’aspetto psicologico più che su elementi splatter e chi cerca una proposta interattiva maggiormente basata sull’atmosfera che sull’azione. Se rientrate in queste categorie non dovreste assolutamente farvi sfuggire uno dei titoli migliori del suo genere da molto tempo a questa parte.

VOTO: 9