Negli ultimi anni il panorama videoludico si è arricchito di tanti titoli che puntano a rimescolare le formule classiche dell’action adventure, cercando di sorprendere il giocatore con meccaniche nuove o reinterpretazioni di generi già consolidati. Hell is Us, disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC (versione su cui abbiamo basato questa recensione), appartiene proprio a questa categoria: un gioco che non ha paura di osare, di proporre un’esperienza meno guidata e più immersiva, in grado di colpire soprattutto per l’atmosfera e la direzione artistica, anche se non tutto risulta perfettamente bilanciato o tecnicamente impeccabile.

Quello che colpisce sin dai primissimi minuti è la capacità del titolo di instaurare una sensazione di inquietudine palpabile, con un’introduzione che rimane impressa per il suo tono misterioso e cupo. Hell is Us non si limita a raccontare una storia, ma cerca di far vivere al giocatore la stessa incertezza e la stessa tensione dei protagonisti, grazie a un mix di silenzi, scenari evocativi e minacce che si avvertono prima ancora di vederle. È un’opera che punta molto sulla suggestione, sulla capacità di rendere il mondo di gioco un vero e proprio personaggio vivo e minaccioso, e sotto questo punto di vista centra pienamente l’obiettivo.

Hell is Us – Un action adventure che rifiuta le “stampelle”

Una delle scelte più coraggiose operate dagli sviluppatori riguarda il modo in cui hanno deciso di impostare l’esplorazione. In Hell is Us non ci sono mappe invadenti, indicatori costanti sullo schermo o frecce che guidano passo dopo passo. Al contrario, l’intera struttura del gioco invita il giocatore a fidarsi del proprio istinto, a osservare con attenzione l’ambiente circostante e a trarre conclusioni personali su come procedere.

Hell is Us Recensione

Questa filosofia si riflette anche nella progressione: non esistono lunghi tutorial che spiegano ogni aspetto, ma piuttosto piccoli suggerimenti contestuali che stimolano a imparare facendo. È un approccio che non tutti apprezzeranno: chi è abituato a esperienze più “guidate” potrebbe trovarsi spiazzato, ma allo stesso tempo questo design premia chi ama perdersi in mondi virtuali e scoprire da solo i segreti nascosti dietro ogni rovina, ogni strada secondaria, ogni dettaglio apparentemente insignificante.

Gli enigmi sparsi nel mondo non sono mai eccessivamente complessi, ma hanno la funzione di spezzare il ritmo e di spingere a ragionare un minimo oltre l’azione. Anche se non rappresentano il cuore dell’esperienza, contribuiscono a dare varietà e a rendere il viaggio meno monotono.

Un gameplay che mescola azione e suggestioni soulslike

La colonna portante del titolo resta comunque il combattimento, costruito su una base action adventure ma arricchito da alcuni elementi che richiamano la filosofia dei soulslike. Non ci troviamo davanti a un clone di Dark Souls o simili, ma è chiaro che alcune scelte siano state ispirate da quel genere: i nemici infliggono danni significativi, le finestre d’attacco richiedono tempismo, e la gestione della stamina è fondamentale per non trovarsi scoperti nei momenti peggiori.

Gli scontri riescono a essere tesi e coinvolgenti, soprattutto grazie alla varietà di situazioni in cui ci si può imbattere. Il gioco non punta a sommergere il giocatore con un numero esagerato di armi o abilità, ma preferisce un approccio più misurato e ragionato, dove ogni mossa deve essere calibrata. La soddisfazione nel superare uno scontro difficile è quindi molto alta, e l’atmosfera contribuisce a rendere ogni vittoria più significativa.

Non mancano ovviamente alcune imperfezioni: le animazioni dei movimenti, ad esempio, non sono sempre fluide né convincenti, e questo toglie un po’ di precisione agli scontri. Inoltre, il sistema di lock-on a volte non risponde al meglio, generando situazioni frustranti. Tuttavia, nel complesso il combattimento funziona e riesce a trasmettere un senso di pericolo costante che si sposa perfettamente con l’atmosfera generale.

Hell is Us – Una direzione artistica di grande impatto

Se c’è un aspetto su cui Hell is Us non teme confronti è senza dubbio la resa estetica e grafica delle ambientazioni. Giocato su PC con impostazioni elevate, il titolo mostra paesaggi suggestivi, scenari che oscillano tra il realistico e il surreale, e una gestione degli effetti di luce che sfiora l’eccellenza.

La scelta dei colori, delle architetture e delle composizioni visive comunica costantemente un senso di disagio e di mistero. Non è un gioco che punta solo al fotorealismo: c’è una vera e propria ricerca artistica dietro, capace di rendere ogni area unica e memorabile. Muoversi in questo mondo diventa così un piacere estetico oltre che ludico.

Hell is Us Recensione

Il rovescio della medaglia è rappresentato da alcuni aspetti tecnici meno rifiniti: le animazioni facciali e corporee del protagonista e dei nemici, ad esempio, non sempre sono credibili e finiscono per stonare con la qualità delle ambientazioni. Anche l’interazione del personaggio con l’ambiente lascia a desiderare: collisioni imprecise, scalate macchinose e una certa rigidità nei movimenti spezzano quell’illusione di naturalezza che il comparto artistico aveva creato.

Il design dei mostri: un’occasione mancata

Uno degli elementi più attesi in un titolo dal taglio inquietante come Hell is Us era senza dubbio la creazione delle creature nemiche. Purtroppo, è proprio qui che il gioco mostra una delle sue mancanze più evidenti: il design dei “mostri” non riesce a imprimersi nella memoria come ci si aspetterebbe.

Non si tratta di nemici mal realizzati dal punto di vista tecnico, ma di una scelta artistica poco incisiva, che non sfrutta appieno il potenziale dell’ambientazione cupa e disturbante. Le creature mancano di quell’originalità o di quel tocco di inquietudine viscerale che avrebbe potuto renderle iconiche, e finiscono per sembrare meno minacciose di quanto l’atmosfera circostante suggerisca. È un peccato, perché proprio questo aspetto avrebbe potuto elevare ulteriormente il livello dell’esperienza complessiva.

Hell is Us Recensione

Un’esperienza fuori dai canoni

Un altro punto di forza del gioco è la sua storia, raccontata con toni maturi e con un forte impatto emotivo. Senza scendere troppo nei dettagli per evitare spoiler, Hell is Us non si limita a un racconto superficiale di orrori e mostri, ma cerca di intrecciare temi profondi che riguardano la condizione umana, la perdita e il senso di smarrimento.

Questa scelta narrativa si lega perfettamente alla struttura del gameplay e alla mancanza di riferimenti costanti sullo schermo: anche il giocatore, proprio come il protagonista, si trova a muoversi tra dubbi, incertezze e paure, in un viaggio che diventa metafora di una ricerca interiore. È un approccio che può non incontrare i gusti di tutti, ma che di certo rende Hell is Us un’opera riconoscibile e fuori dagli schemi.

Hell is Us Recensione – IN CONCLUSIONE

Arrivati alla fine del viaggio, è inevitabile tirare le somme su ciò che Hell is Us rappresenta. Da un lato abbiamo un titolo che raggiunge vette altissime nella direzione artistica e nell’atmosfera, regalando scenari visivamente indimenticabili e una sensazione di inquietudine davvero rara da trovare in altri giochi del genere. Il coraggio di abbandonare le “stampelle” delle mappe e degli indicatori va applaudito, così come la capacità di proporre un racconto intenso e toccante. Dall’altro lato, però, non si possono ignorare le imperfezioni tecniche: animazioni poco convincenti, interazioni ambientali macchinose e un design dei mostri che lascia con l’amaro in bocca. Sono difetti che non rovinano l’esperienza, ma che impediscono al gioco di competere pienamente con i migliori tripla A contemporanei. Alla fine, Hell is Us si colloca in una terra di mezzo tra tripla A e doppia A, capace di brillare per alcune scelte coraggiose ma ancora legato a limiti di produzione che si fanno sentire. Non è un titolo pensato per tutti: chi cerca un’esperienza lineare e guidata potrebbe restarne deluso, mentre chi ama perdersi in mondi misteriosi e affrontare sfide non convenzionali troverà pane per i propri denti. Per questi motivi, il giudizio finale non può che essere un solido 8/10: Hell is Us non è perfetto, ma rappresenta un’opera che merita di essere giocata, soprattutto per chi apprezza le esperienze fuori dai trend più massificati. Un titolo da premiare per la sua identità forte e per il coraggio di osare.

Hell is Us Recensione – VOTO: 8