Xerxes riporta i lettori nell’affascinante mondo antico, raccontando il destino di due sovrani leggendari: Serse, il dio-re dell’impero persiano, e Alessandro Magno, il conquistatore destinato a rovesciarlo e diventare padrone del mondo. Attraverso le gesta dei grandi condottieri del passato, l’opera mette in scena lo scontro millenario tra oppressori e oppressi, raccontando la storia di uomini pronti a combattere, uccidere e morire per un’idea. Da una parte, gli Ateniesi, che difendono la nascente democrazia, ai tempi ancora “un esperimento” di cui non si conosceva la portata. Dall’altra, l’Impero Persiano, ricco, possente e feroce. “Migliaia di morti. Centinaia sono nostri. Tutto per un’idea. Un’idea. Un esperimento che chiamiamo democrazia. Vale forse questo prezzo?” si chiedono i comandanti ateniesi, mentre poco dopo Serse giura di vendicare la morte del padre, assassinato dall’ateniese Temistocle, e spirato tra le sue braccia. Il tratto di Miller, crudo e potente, infonde una tensione tragica in ogni fendente, in ogni giavellotto scagliato, mentre la sua lingua solenne ed evocativa accompagna ogni tavola. Ombre dense e macchie rosso sangue trasformano la pagina in un campo di battaglia, mentre la narrazione alterna realismo e simbolismo, mostrando la nascita e la fine degli imperi, il ripetersi ciclico della Storia. Dalla battaglia di Maratona alla vendetta di Serse, fino all’ascesa di Alessandro, l’autore dipinge una riflessione sulla libertà, sul potere e sul prezzo delle idee.
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