Abbiamo testato RIDE 6 su PlayStation 5, ma al netto delle minime differenze tecniche tra piattaforme (il gioco è disponibile anche su PC e Xbox Serie X|S), è il cuore dell’esperienza a parlare più forte di tutto.

Il nuovo capitolo della serie firmata Milestone segna un passaggio importante per il franchise, non solo per l’evoluzione tecnologica, ma per una visione più ampia e ambiziosa di cosa debba essere oggi un simulatore motociclistico. Più moto, più piste, più libertà: RIDE 6 è la celebrazione totale delle due ruote.

Un festival su due ruote

Il fulcro dell’esperienza single player è il RIDE Fest, una modalità carriera completamente ripensata rispetto al passato. Dimentichiamo la classica progressione a campionati lineari: qui ci troviamo davanti a un vero e proprio festival itinerante della cultura motociclistica. Il sistema di avanzamento è orizzontale, più libero, e permette di scegliere quali eventi affrontare e in quale ordine, costruendo il nostro percorso in base alle preferenze e allo stile di guida.

La presenza di dieci leggende del motociclismo aggiunge ulteriore spessore. Nomi come Casey Stoner, Guy Martin e Niccolò Canepa non sono semplici cameo, ma rappresentano sfide tematiche legate alle loro specialità.

Accumulando punti fama e costruendo la nostra reputazione, arriviamo a scontri “boss” che mettono alla prova abilità e costanza. È una struttura che funziona, perché restituisce la sensazione di far parte di una community globale di piloti virtuali, più che di un semplice torneo.

Una quantità impressionante di contenuti

I numeri parlano chiaro: oltre 340 motociclette, 21 produttori, 7 categorie e 45 ambientazioni differenti, alcune delle quali includono più layout. Accanto alle classiche supersportive e naked, fanno il loro debutto categorie come Maxi Enduro, Bagger, Motard e Scooter, con la possibilità di affrontare non solo circuiti asfaltati ma anche tracciati sterrati dedicati.

Questa varietà incide profondamente sul gameplay. Cambia il peso, cambia la risposta in curva, cambia la gestione delle frenate. Non si tratta solo di un ampliamento quantitativo, ma qualitativo. Ogni categoria richiede un adattamento dello stile di guida, e qui entra in gioco uno dei punti di forza della serie.

Doppia anima: Pro e Arcade

Il modello di guida resta quello solido e stratificato del capitolo precedente, e non c’era motivo di stravolgerlo. La doppia fisica, Pro e Arcade, rappresenta una scelta intelligente. La modalità Pro è una simulazione profonda, con numerose opzioni di configurazione e un’attenzione maniacale a traiettorie, gestione del peso e controllo dell’acceleratore. È pensata per chi vuole il massimo realismo e non teme una curva di apprendimento ripida.

Ride 6

La modalità Arcade, invece, rende tutto più immediato e accessibile, senza però snaturare l’identità del gioco. È un compromesso ben riuscito, che amplia il bacino di utenza senza tradire gli appassionati più esigenti. La Riding School aiuta a migliorare progressivamente, offrendo esercizi e sfide dedicate per affinare tecnica e tempi sul giro.

Il salto tecnologico con Unreal Engine 5 di RIDE 6

Il passaggio a Unreal Engine 5 rappresenta uno dei cambiamenti più evidenti. L’impatto visivo è netto: illuminazione più realistica, modelli delle moto ancora più dettagliati, piste ricche di particolari e una resa dell’asfalto e delle superfici sterrate decisamente più convincente.

Anche le condizioni atmosferiche e la gestione delle ombre contribuiscono a creare un colpo d’occhio superiore rispetto al passato. Non siamo ancora davanti alla perfezione assoluta, ma il passo in avanti è evidente e dimostra la volontà di far evolvere concretamente la serie.

Editor e personalizzazione: creatività al potere

Uno dei fiori all’occhiello è l’editor. Moto, caschi, tute: tutto può essere personalizzato in maniera approfondita. La community avrà pane per i propri denti, e la condivisione delle creazioni garantisce una longevità potenzialmente enorme.

Il Race Creator promette di ampliare ulteriormente la rigiocabilità, anche se non tutti i contenuti risultano disponibili fin dal day one, così come la modalità split screen. Una scelta che lascia un piccolo amaro in bocca, ma che dovrebbe essere colmata con aggiornamenti successivi.

Multiplayer e IA di RIDE 6

Il multiplayer cross-play completo è un valore aggiunto importante, perché unifica la community e riduce il rischio di lobby vuote. Meno convincente, invece, l’intelligenza artificiale. Viene presentata come adattiva, ma in pista non sempre restituisce questa sensazione. In alcune situazioni risulta troppo permissiva, in altre inspiegabilmente aggressiva. Non rovina l’esperienza, ma si percepisce un margine di miglioramento.

Una colonna sonora divisiva

La soundtrack propone esclusivamente brani dance. Una scelta coerente con l’idea di festival, ma non universalmente apprezzabile. Chi preferisce generi diversi potrebbe trovare la selezione ripetitiva nel lungo periodo. È un dettaglio secondario rispetto al gameplay, ma contribuisce all’identità complessiva del titolo.

Ride 6

RIDE 6 Recensione – IN CONCLUSIONE

RIDE 6 è, senza mezzi termini, uno dei migliori capitoli della serie.

La quantità di contenuti è impressionante, il modello di guida resta un punto di riferimento per gli appassionati, e il passaggio a Unreal Engine 5 ha donato al gioco una nuova solidità tecnica.

Non si raggiunge l’eccellenza assoluta per alcune mancanze al lancio, per un’IA non sempre convincente e per qualche piccola sbavatura generale. Tuttavia, nulla di tutto ciò mette realmente in discussione la qualità complessiva del prodotto.  Con aggiornamenti mirati, queste imperfezioni potranno essere limate.

Per gli amanti delle due ruote è un acquisto praticamente obbligato. Siamo di fronte a un titolo solido, profondo e appagante, capace di unire simulazione e accessibilità con intelligenza.

Il voto finale è 8,5: un risultato che premia un prodotto ottimo, ambizioso e ricchissimo di contenuti, che rappresenta oggi una delle migliori esperienze motociclistiche disponibili su console e PC.

RIDE 6 Recensione – VOTO: 8.5