Ci sono videogiochi che cercano di conquistarci attraverso mondi sconfinati, centinaia di ore di contenuti e una quantità impressionante di meccaniche. E poi ci sono esperienze come Faraway, che scelgono la strada opposta: togliere, semplificare, ridurre tutto all’essenziale per provare a trovare qualcosa di speciale proprio nella semplicità. Il nuovo progetto di Steph Thirion, sviluppatore indipendente già conosciuto per Eliss, è un viaggio nello spazio che si trasforma in un particolare puzzle game, costruito intorno a un’idea tanto semplice da spiegare quanto interessante da padroneggiare.
Dopo una gestazione lunghissima, iniziata con le prime idee mostrate nel 2010, Faraway arriva finalmente al pubblico con una proposta che sembra provenire da un’altra epoca del videogioco. Pochi elementi sullo schermo, una cometa da guidare sfruttando la gravità delle stelle e un obiettivo apparentemente elementare: creare costellazioni per prolungare la propria esistenza. Il risultato è un’esperienza minimalista, dotata di una forte identità atmosferica e di un fascino particolare, ma anche decisamente di nicchia.
ACCESSORI GAMING IN OFFERTA SU AMAZON!
Vuoi migliorare la tua postazione da gioco? Su Amazon puoi trovare accessori gaming in offerta, tra periferiche, componenti e prodotti dedicati a chi ama giocare su PC e console.
SCOPRI LE OFFERTE GAMING SU AMAZON
Prezzi e disponibilità possono variare.
Un progetto nato quindici anni fa: il minimalismo secondo Steph Thirion
Per comprendere davvero Faraway, che abbiamo provato su Xbox ma è disponibile su tutte le principali piattaforme di gioco come Steam, bisogna partire dalla sua storia. Il progetto di Steph Thirion ha attraversato un periodo di sviluppo insolitamente lungo, con un concept presentato per la prima volta oltre quindici anni fa. Nel frattempo il mercato videoludico è cambiato profondamente, le produzioni indipendenti hanno raggiunto livelli qualitativi straordinari e il pubblico si è abituato a esperienze sempre più articolate.
Eppure Faraway è rimasto fedele alla propria idea originaria.
È un videogioco che non ha paura di essere piccolo, essenziale e persino apparentemente limitato. Non cerca di impressionarci con una quantità enorme di contenuti, non costruisce una storia tradizionale e non ha bisogno di un sistema di controllo complesso. Tutto ruota intorno a un’intuizione centrale, sviluppata e affinata nel corso degli anni.
C’è anche un aspetto particolarmente interessante nella produzione: Steph Thirion ha realizzato personalmente gran parte del progetto, occupandosi di programmazione, design e componente audio. Una dimensione quasi artigianale che si riflette nella personalità complessiva del gioco.
Faraway sembra quasi un piccolo esperimento creativo, una di quelle produzioni che ricordano un periodo in cui il panorama indipendente era particolarmente interessato a esplorare nuove idee senza necessariamente doverle trasformare in esperienze gigantesche.
Una cometa nello spazio: il gameplay si basa su una sola azione
La premessa è estremamente semplice. In Faraway controlliamo una sorta di stella cadente, una piccola cometa che attraversa uno spazio infinito e che deve cercare di prolungare il più possibile la propria esistenza.
Non possiamo guidarla direttamente come faremmo con un’astronave tradizionale. La cometa procede costantemente nella direzione determinata dal proprio movimento e il nostro compito consiste nello sfruttare l’attrazione gravitazionale degli astri che incontriamo lungo il percorso.
Il sistema di controllo è costruito intorno a un singolo pulsante. Quando lo premiamo, la cometa viene attratta dalla stella più vicina e comincia a seguirne l’orbita. Mantenendo la pressione continuiamo a girare intorno al corpo celeste, mentre rilasciando il pulsante torniamo nello spazio aperto, sfruttando la direzione e la velocità accumulate durante la manovra.
Un solo input, apparentemente pochissimo, ma con conseguenze importanti sulla gestione delle traiettorie.
Dobbiamo imparare a capire quando agganciarci a una stella, quanto rimanere nella sua orbita e soprattutto quando lasciarla per raggiungere il successivo punto di interesse. È una meccanica che richiede inizialmente un po’ di familiarità, perché il comportamento della cometa non corrisponde necessariamente alle aspettative di chi è abituato ai tradizionali sistemi di movimento.
Quando però cominciamo a comprenderne le regole, emerge una dimensione decisamente più interessante. La semplicità dell’input non significa infatti che il gioco sia privo di profondità.
Disegnare costellazioni: quando la semplicità diventa un puzzle
Il vero cuore di Faraway si manifesta quando raggiungiamo determinate zone dello spazio, caratterizzate dalla presenza di gruppi di stelle che dobbiamo collegare tra loro.
Ogni volta che agganciamo un nuovo astro, la nostra traiettoria lascia una linea che lo collega al precedente. In questo modo possiamo disegnare vere e proprie costellazioni, sfruttando il movimento della cometa e cercando di raggiungere il maggior numero possibile di punti.
C’è però una regola fondamentale: le linee non possono incrociarsi.
Questo particolare cambia completamente la natura dell’esperienza. Non basta più premere il pulsante al momento giusto per raggiungere una stella: dobbiamo anche ragionare sulla sequenza dei collegamenti, anticipare la direzione che prenderemo e cercare di costruire figure geometriche sempre più complesse.
Faraway diventa così una sorta di puzzle spaziale nel quale riflessi, pianificazione e capacità di osservazione devono lavorare insieme.
Le costellazioni più articolate permettono di ottenere ricompense maggiori, incrementare il punteggio e soprattutto guadagnare secondi preziosi per continuare il nostro viaggio.
La soddisfazione arriva quando riusciamo finalmente a completare una figura particolarmente complessa, sfruttando tutte le stelle disponibili e chiudendo i percorsi interni per ottenere moltiplicatori più elevati.
È un meccanismo che nasconde più profondità di quanto possa sembrare inizialmente. Le prime partite possono dare l’impressione di trovarsi davanti a un semplice esercizio di coordinazione, ma con il tempo si comincia a ragionare in maniera differente, cercando percorsi più efficienti e imparando a sfruttare ogni singolo movimento.
Le modalità di gioco: Faraway, Echoes e Ascent
La struttura non si limita a un’unica modalità, ma propone differenti interpretazioni della stessa idea di base.
La modalità principale, chiamata semplicemente Faraway, è quella maggiormente orientata alla sopravvivenza e alla ricerca del punteggio più alto. Lo spazio viene generato proceduralmente e ogni partita rappresenta una nuova occasione per spingersi più lontano.
La nostra esistenza è limitata da un conto alla rovescia che possiamo prolungare completando le costellazioni. Più siamo efficienti, maggiori sono le possibilità di continuare la partita. Con il passare del tempo la velocità aumenta e le situazioni diventano progressivamente più impegnative.
È una formula arcade che premia la capacità di migliorarsi e che può regalare soddisfazioni a chi ama inseguire record personali.
Echoes propone invece una serie di sfide maggiormente strutturate, nelle quali dobbiamo riprodurre costellazioni predefinite. Non abbiamo la stessa pressione temporale della modalità principale e possiamo concentrarci sull’apprendimento delle tecniche necessarie per completare correttamente i percorsi.
Ascent rappresenta un ulteriore livello di sfida. Qui dobbiamo mettere in pratica quanto appreso, cercando di individuare il percorso migliore per completare una determinata costellazione nel modo più efficiente possibile.
Le modalità secondarie sono importanti perché permettono di scoprire quanto la meccanica principale possa essere interpretata in maniera differente. Non aggiungono necessariamente una quantità enorme di contenuti, ma contribuiscono a dare maggiore consistenza a un progetto che altrimenti rischierebbe di risultare troppo essenziale.

Atmosfera e direzione artistica: il fascino di un universo minimalista
Se c’è un elemento che ci ha colpito particolarmente in Faraway, è la sua capacità di costruire un’atmosfera riconoscibile utilizzando pochissimi elementi.
Lo spazio è rappresentato attraverso un fondale prevalentemente nero, sul quale emergono stelle luminose, scie colorate, traiettorie geometriche ed effetti di luce. Non ci sono ambientazioni dettagliate, modelli tridimensionali particolarmente elaborati o scenari spettacolari nel senso tradizionale del termine.
Eppure funziona.
La scelta di ridurre tutto all’essenziale permette di concentrare l’attenzione sul movimento, sulla luce e sulle forme che creiamo durante le nostre partite. Le costellazioni diventano progressivamente protagoniste dello schermo e la combinazione delle diverse traiettorie contribuisce a creare composizioni visive davvero suggestive.
È una direzione artistica che non vuole stupire attraverso la complessità, ma attraverso la pulizia delle immagini e la coerenza della propria identità.
Naturalmente, questo approccio potrebbe non convincere chi cerca una produzione visivamente più ricca e articolata. Faraway non nasconde la propria natura minimalista e non prova mai a mascherarla con soluzioni spettacolari.
Ma sarebbe sbagliato considerare questa scelta un limite tecnico. È semplicemente una precisa decisione artistica, perfettamente coerente con tutto il resto della produzione.
Il comparto audio accompagna il nostro viaggio cosmico
Anche il comparto sonoro contribuisce in maniera significativa alla personalità del gioco.
Le sonorità elettroniche e le atmosfere musicali accompagnano il movimento della cometa, contribuendo a trasmettere quella sensazione di viaggio solitario attraverso uno spazio sconfinato. La musica si integra con il ritmo dell’esperienza e accompagna le fasi più tranquille così come i momenti nei quali dobbiamo concentrarci maggiormente per completare una costellazione.
Non siamo davanti a una colonna sonora che cerca di imporsi continuamente sull’azione. Il suo ruolo è piuttosto quello di rafforzare il coinvolgimento e rendere più piacevole la permanenza in questo universo astratto.
Immagini, musica e meccaniche lavorano nella stessa direzione, costruendo un’esperienza che trova proprio nella propria coerenza uno dei maggiori punti di forza.
I limiti di Faraway: un gameplay particolare non è necessariamente per tutti
Arriviamo però all’aspetto che impedisce a Faraway di raggiungere una valutazione ancora superiore.
Il minimalismo è contemporaneamente la sua qualità più importante e il suo limite principale. La scelta di costruire tutto intorno a una singola meccanica è coraggiosa e funziona, ma inevitabilmente riduce la varietà dell’esperienza.
Dopo aver trascorso un certo numero di partite, le azioni fondamentali diventano familiari. Continuiamo ad agganciare stelle, sfruttare la gravità, costruire costellazioni e cercare di ottenere punteggi migliori.
Le situazioni cambiano, la generazione procedurale introduce nuove combinazioni e la difficoltà aumenta, ma il nucleo dell’esperienza rimane sostanzialmente lo stesso.
Per chi ama i giochi arcade basati sulla ricerca del record personale questa caratteristica può rappresentare un pregio. Per altri giocatori, invece, potrebbe trasformarsi abbastanza rapidamente in ripetitività.
C’è poi una questione legata al sistema di controllo. L’idea di utilizzare un solo pulsante è coerente con la filosofia del progetto, ma comporta anche alcune situazioni nelle quali non abbiamo tutto il controllo che vorremmo.
L’aggancio gravitazionale seleziona automaticamente la stella più vicina e, quando ci troviamo in gruppi particolarmente densi, può capitare che il sistema scelga un astro differente rispetto a quello che avevamo intenzione di raggiungere.
In una produzione nella quale la precisione delle traiettorie è fondamentale, questi episodi possono risultare frustranti. Una maggiore possibilità di intervento da parte del giocatore avrebbe probabilmente reso alcune situazioni più soddisfacenti.
Anche la necessità di comprendere gradualmente le regole del punteggio e le tecniche più avanzate può rappresentare uno scoglio iniziale.
Faraway non è un gioco particolarmente difficile da iniziare, ma padroneggiarlo richiede pazienza, attenzione e una certa disponibilità a ripetere più volte le stesse situazioni.

Un videogioco di nicchia, ma con una personalità precisa
Il punto più importante della nostra analisi riguarda proprio il pubblico al quale Faraway si rivolge.
Non siamo davanti a un videogioco pensato per conquistare indistintamente tutti gli appassionati. Chi cerca una grande avventura narrativa, una progressione ricca di contenuti, personaggi da conoscere e mondi da esplorare probabilmente non troverà qui quello che desidera.
Faraway parla soprattutto a chi apprezza le esperienze indipendenti più particolari, i puzzle game, le produzioni arcade e quei videogiochi nei quali una singola idea viene sviluppata fino a diventare un sistema sorprendentemente articolato.
È anche un titolo che si presta bene a sessioni relativamente brevi. Possiamo avviare una partita, provare a migliorare il nostro risultato e tornare alle nostre attività senza dover necessariamente investire ore consecutive.
Allo stesso tempo, chi viene conquistato dalla ricerca della costellazione perfetta potrebbe ritrovarsi a ripetere una partita dopo l’altra, inseguendo quel piccolo miglioramento che sembra sempre possibile ottenere.
È una formula che richiede una particolare predisposizione da parte del giocatore, ma che proprio per questo riesce a distinguersi.
Non tutti ameranno Faraway e non crediamo nemmeno che sia necessario farlo. Il suo valore sta nell’avere una visione precisa e nel seguirla senza cercare compromessi con formule più commerciali.
Faraway vale la pena? Il nostro giudizio
Arrivati alla conclusione della nostra recensione, Faraway ci lascia una sensazione complessivamente positiva. Steph Thirion ha dato finalmente forma a un progetto che ha attraversato oltre quindici anni di sviluppo, mantenendo intatta la propria identità e dimostrando quanto possa essere interessante costruire un videogioco intorno a un’intuizione estremamente semplice.
Il sistema di controllo a un solo pulsante è originale, le meccaniche gravitazionali nascondono una profondità interessante e la costruzione delle costellazioni riesce a trasformare un’idea apparentemente elementare in un puzzle game che richiede attenzione e capacità di pianificazione.
La direzione artistica minimalista e il comparto sonoro contribuiscono inoltre a creare un’atmosfera particolare, uno degli elementi che maggiormente caratterizzano l’esperienza.
Non mancano però alcune criticità. La ripetitività della formula emerge con il passare delle ore, il sistema di aggancio automatico non sempre risponde alle aspettative e la natura stessa del progetto limita inevitabilmente il suo appeal presso il grande pubblico.
Non sono difetti che cancellano i meriti della produzione, ma aspetti che è giusto considerare quando si valuta l’acquisto.
Faraway è un piccolo videogioco con una grande personalità, un’esperienza che non ha bisogno di essere enorme per risultare interessante, ma che deve necessariamente incontrare il gusto del giocatore giusto.
Il nostro consiglio è di dargli una possibilità se amate i puzzle game, le produzioni indipendenti e le esperienze arcade capaci di premiare la perseveranza. Se invece cercate varietà, narrazione e un gameplay ricco di meccaniche differenti, potrebbe non essere il titolo più adatto alle vostre aspettative.
Faraway Recensione – IN CONCLUSIONE
Faraway è un puzzle game minimalista e originale, capace di costruire un’esperienza affascinante partendo da un singolo pulsante e da un’idea tanto semplice quanto particolare.
La possibilità di sfruttare la gravità delle stelle per disegnare costellazioni nasconde una profondità interessante, mentre la direzione artistica e le sonorità elettroniche contribuiscono a creare un’atmosfera cosmica davvero riconoscibile.
La formula, tuttavia, tende a ripetersi e alcune limitazioni del sistema di controllo possono generare frustrazione. Anche la sua natura estremamente essenziale lo rende un prodotto destinato soprattutto a una nicchia di appassionati.
Un piccolo viaggio tra le stelle, con un’identità artistica forte e un gameplay originale che trova nella semplicità il suo maggiore pregio e il suo principale limite.
Il nostro voto è 7,5/10: Faraway è un’esperienza indipendente interessante e suggestiva, consigliata soprattutto a chi ama i puzzle game particolari e le produzioni che hanno il coraggio di seguire una strada tutta loro.
Faraway Recensione – VOTO: 7,5
Un puzzle game originale, minimalista e dotato di una forte atmosfera. Il sistema gravitazionale e la costruzione delle costellazioni offrono un’esperienza particolare, capace di nascondere una buona profondità dietro controlli estremamente semplici.
La ripetitività della formula e alcune limitazioni nei controlli ne riducono però la longevità e l’accessibilità. Un titolo che merita attenzione, soprattutto da parte degli appassionati di esperienze indipendenti e arcade.
Faraway – PRO e CONTRO
PRO
- Un’idea di gameplay originale e minimalista.
- Il sistema gravitazionale nasconde una buona profondità.
- La costruzione delle costellazioni è stimolante.
- Direzione artistica essenziale ma affascinante.
- Atmosfera cosmica e comparto sonoro coinvolgente.
- Modalità secondarie che ampliano le possibilità di gioco.
- Ideale per sessioni brevi e partite alla ricerca del record.
CONTRO
- La formula può diventare ripetitiva alla lunga.
- Il sistema di aggancio automatico non sempre è preciso nelle situazioni più affollate.
- Il gameplay richiede un po’ di tempo per essere padroneggiato.
- Esperienza decisamente di nicchia.
- La varietà complessiva rimane limitata dalla scelta minimalista.
Trasparenza editoriale: Questo contenuto potrebbe includere link affiliati dai quali ItaliaTopGames potrebbe ricevere una commissione. Per conoscere i dettagli della nostra policy editoriale, Leggi l'informativa completa sulla trasparenza
