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Dopo una lunghissima assenza, Onimusha è finalmente tornato. E non è un ritorno qualsiasi: stiamo parlando di una serie che, nei primi anni dell’era PlayStation, ha contribuito in modo importante a costruire il successo di Capcom nel mondo dei videogiochi.

Sono passati circa vent’anni dall’ultima avventura principale e Capcom ha deciso di riportare Onimusha nel presente con Way of the Sword, un titolo che mantiene ben salde le proprie radici ma prova anche a parlare a un pubblico moderno.

Il nuovo Onimusha è disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC e Nintendo Switch 2. Noi abbiamo provato proprio la versione Xbox Serie X.

E possiamo dirvelo subito: il ritorno di Onimusha ci ha convinto.

Capcom ha imparato una lezione fondamentale

C’è una cosa che Capcom, negli ultimi anni, sembra aver imparato molto bene osservando anche il lavoro fatto da Sony con alcune delle sue grandi produzioni: un action game moderno non può vivere soltanto di splendide cutscene e di una grande presentazione audiovisiva.

Allo stesso tempo, però, non basta nemmeno realizzare un gameplay eccellente se tutto quello che gli gira intorno non riesce a coinvolgere il giocatore.

È proprio l’equilibrio tra questi due elementi a fare la differenza in Onimusha: Way of the Sword.

Da una parte abbiamo un gioco spettacolare, cinematografico, curato dal punto di vista audiovisivo e capace di raccontare una storia che riesce realmente a spingerci ad andare avanti. Dall’altra abbiamo un sistema di combattimento che non è un semplice intermezzo tra una cutscene e l’altra, ma rappresenta il vero cuore dell’esperienza.

Ed è probabilmente questa la più grande vittoria di Way of the Sword.

Onimusha Way of the Sword Recensione

Miyamoto Musashi è un protagonista difficilissimo da abbandonare

Una parte enorme del merito va naturalmente a Miyamoto Musashi, protagonista di questa nuova avventura.

Capcom ha scelto una strada particolarmente affascinante per dare un volto al personaggio, utilizzando la riproduzione digitale delle fattezze del leggendario attore giapponese Toshiro Mifune, che interpretò proprio Miyamoto Musashi in diverse pellicole cinematografiche dirette da Akira Kurosawa.

Il risultato è sorprendente.

Musashi non è soltanto un personaggio che controlliamo. È una presenza scenica fortissima, carismatica, capace di sostenere tanto i momenti più spettacolari quanto quelli più leggeri della storia.

E questo contribuisce a una sensazione fondamentale: diventa davvero difficile smettere di giocare.

La durata dipende molto da quanto ci si dedica alle attività secondarie e all’esplorazione, ma siamo comunque davanti a un’avventura che può accompagnarci per diverse decine di ore. Una durata sufficiente per sviluppare personaggi, situazioni e combattimenti senza trasformare necessariamente l’esperienza in un gigantesco gioco open world.

La Via della Spada è soprattutto… combattere

Naturalmente, chiamandosi Way of the Sword, non potevamo aspettarci che la spada fosse un elemento secondario.

E infatti il combattimento rappresenta il vero cuore dell’esperienza.

Capcom ha costruito un sistema che premia il tempismo, la capacità di leggere gli attacchi avversari, le parate, le schivate e soprattutto la precisione. Non si tratta semplicemente di premere un pulsante per colpire più rapidamente possibile: imparare a riconoscere il momento giusto per reagire agli attacchi dei nemici diventa fondamentale.

Il sistema degli Issen, le possibilità offerte dall’assorbimento delle anime e le diverse abilità a disposizione di Musashi contribuiscono a rendere gli scontri molto più profondi di quanto potrebbe sembrare nelle prime ore.

E qui arriviamo al punto più alto dell’intera produzione.

Le boss fight.

Le boss fight sono semplicemente fantastiche

Se c’è un momento in cui Onimusha: Way of the Sword riesce davvero a raggiungere livelli eccellenti, è quando mette davanti a noi uno dei suoi boss.

Sono combattimenti tosti, tostissimi, che possono costringerci a imparare realmente le mosse dell’avversario, migliorare il nostro tempismo e sfruttare fino in fondo gli strumenti messi a disposizione dal gioco.

Ma la difficoltà, soprattutto quando impariamo a padroneggiare il sistema, non sembra mai essere fine a se stessa.

Quando finalmente riusciamo a sconfiggere un boss che ci ha fatto sudare parecchio, la sensazione di soddisfazione è enorme.

È uno di quei casi in cui il gioco riesce a farci pensare: “Ok, questa volta sono stato io a diventare più bravo”.

E questa sensazione vale tantissimo.

Non è un caso che proprio le boss fight siano state indicate anche da diverse altre recensioni come uno dei punti di forza assoluti del nuovo Onimusha.

Non c’è soltanto la spada nel nuovo Onimusha

Way of the Sword non è comunque una successione ininterrotta di combattimenti.

Tra uno scontro e l’altro troviamo momenti di esplorazione, enigmi ambientali, attività secondarie e una componente narrativa che riesce a dare un senso al nostro viaggio.

È proprio qui che si vede il tentativo di Capcom di modernizzare la formula originale senza snaturarla.

Il gioco non cerca necessariamente di diventare un gigantesco open world pieno di attività artificialmente inserite per allungare la durata. Rimane invece concentrato sull’avventura di Musashi e sul suo viaggio attraverso un Giappone infestato dalle forze demoniache.

E, quando la struttura funziona al meglio, il ritmo è davvero ottimo: esplorazione, storia, combattimento, boss fight e nuovamente storia.

Onimusha Way of The Sword – Una produzione audiovisiva di grande livello

Anche dal punto di vista audiovisivo Onimusha: Way of the Sword convince pienamente.

La direzione artistica riesce a rendere molto bene l’atmosfera del Giappone dell’epoca, mescolandola con l’elemento soprannaturale che da sempre caratterizza la serie.

Personaggi, ambientazioni, nemici e soprattutto i combattimenti sono realizzati con grande attenzione.

Abbiamo qualche perplessità soltanto per alcune scelte cromatiche particolari in determinate situazioni, che possono risultare meno convincenti rispetto al resto della produzione.

Sono comunque dettagli che non compromettono un comparto visivo complessivamente di alto livello.

Una menzione speciale va inoltre al doppiaggio italiano, che abbiamo particolarmente apprezzato e che rende l’esperienza ancora più accessibile e coinvolgente per il pubblico nostrano.

Il problema? A un certo punto la ripetitività si fa sentire

Ed eccoci arrivati all’unico vero problema che, secondo noi, impedisce a Onimusha: Way of the Sword di raggiungere il voto di eccellenza.

La ripetitività.

Il problema riguarda soprattutto i nemici comuni, che tendono a ripresentarsi con una frequenza un po’ troppo elevata.

Ma la questione diventa ancora più evidente quando parliamo dei boss.

Alcuni avversari tornano più volte nel corso dell’avventura. E se inizialmente questa scelta può anche essere interpretata come un modo per mostrarci quanto siamo diventati più bravi nel combattimento, andando avanti rischia di trasformarsi in una sensazione di déjà-vu.

È un vero peccato perché il sistema di combattimento è talmente riuscito che avrebbe meritato una varietà ancora maggiore.

Lo stesso vale per alcune sezioni di esplorazione e per determinate attività secondarie, che non raggiungono sempre lo stesso livello qualitativo delle fasi narrative e delle boss fight. È una critica che emerge anche da altre analisi del gioco: la qualità del combat system è molto alta, ma alcuni contenuti vengono percepiti come un riempitivo rispetto ai momenti migliori.

E questo è un problema reale.

Non enorme, non sufficiente a rovinare l’esperienza, ma abbastanza importante da impedirci di parlare di un capolavoro senza riserve.

Onimusha Way of the Sword Recensione – IN CONCLUSIONE

Siamo davvero dispiaciuti di non poter dare a Onimusha: Way of the Sword un voto di eccellenza.

Perché, a livello puramente soggettivo, il nostro istinto ci porterebbe anche verso il 9.

Ci siamo divertiti. Ci siamo emozionati. Abbiamo avuto soddisfazione dopo aver superato boss che ci hanno messo seriamente alla prova e, soprattutto, abbiamo avuto quella sensazione che non sempre un videogioco riesce a trasmettere: la voglia di continuare a giocare per scoprire cosa sarebbe successo dopo.

Ma una recensione deve anche essere oggettiva.

E non possiamo ignorare il problema della ripetitività, che riguarda purtroppo non soltanto alcuni nemici comuni ma anche alcuni boss.

Onimusha: Way of the Sword è un grandissimo ritorno per una serie che meritava di tornare.

Capcom ha dimostrato di aver capito perfettamente cosa rendesse speciale Onimusha e, allo stesso tempo, come adattarlo alle esigenze del pubblico moderno.

Il risultato è un action game spettacolare, con una componente narrativa convincente, un protagonista carismatico, un comparto audiovisivo di alto livello e soprattutto un sistema di combattimento capace di regalare alcune delle soddisfazioni più belle che abbiamo provato quest’anno.

L’8,5 è quindi figlio soprattutto di ciò che il gioco avrebbe potuto essere eliminando quella ripetitività.

Ma il nostro consiglio rimane fortissimo: giocate Onimusha: Way of the Sword.

Al di là del voto, è davvero bello poter dire, dopo così tanti anni, che Onimusha è tornato e ha ancora qualcosa, anzi molto da dire.

Onimusha Way of the Sword Recensione – VOTO: 8.5




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