Ci sono giochi che arrivano sul mercato con il peso di aspettative enormi sulle spalle. The Blood of Dawnwalker è uno di questi, anche perché dietro al progetto c’è Rebel Wolves, team polacco fondato da ex sviluppatori di CD Projekt Red, ovvero alcune delle menti che hanno contribuito a costruire l’universo di The Witcher.
E allora mettiamo subito le cose in chiaro: la parentela tra The Blood of Dawnwalker e The Witcher 3 è evidente. Si percepisce nell’impostazione, nella costruzione del mondo, nella centralità della narrazione e soprattutto nell’attenzione riservata ai personaggi. Ma, attenzione: non è affatto un male.
Anzi, per essere il titolo di debutto di Rebel Wolves, riuscire a proporre un’avventura così ambiziosa e narrativamente solida rappresenta già un risultato tutt’altro che scontato. Tanto che già si parla di un seguito.
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Una storia di vampiri, ribellione e vendetta
La storia di The Blood of Dawnwalker ci porta in un mondo oscuro dominato dai vampiri. Sono loro a detenere il potere e a governare con il pugno di ferro, mentre una ribellione cerca di spezzare definitivamente questo dominio.
Ma quella che inizialmente potrebbe sembrare una semplice storia di lotta contro un regime soprannaturale diventa rapidamente qualcosa di molto più personale.
Il nostro alter ego si trova infatti trasformato in una creatura particolare: con la luce del sole può tornare umano, mentre durante la notte diventa un vampiro. Una condizione che non rappresenta soltanto un elemento narrativo, ma diventa uno dei pilastri dell’intera esperienza di gioco.
Il protagonista ha infatti 30 giorni per salvare la propria famiglia, destinata a essere giustiziata. Ed è proprio questo conto alla rovescia a dare alla vicenda una dimensione particolare, perché ogni giornata diventa preziosa e il giocatore deve decidere come sfruttare il tempo a propria disposizione.
Giorno e notte diventano parte del gameplay
Il ciclo giorno/notte è probabilmente uno degli elementi più interessanti di The Blood of Dawnwalker.
Non abbiamo semplicemente un cambio estetico dell’ambientazione: il passaggio dal giorno alla notte modifica concretamente il modo in cui affrontiamo l’avventura. Durante il giorno possiamo contare sulla nostra componente umana, mentre con il calare delle tenebre emergono i poteri e le caratteristiche vampiriche del protagonista.
Il limite dei 30 giorni potrebbe inizialmente sembrare una scelta capace di mettere addosso una certa ansia al giocatore. In realtà, possiamo tranquillizzare chi teme di trovarsi davanti a una corsa contro il tempo particolarmente restrittiva: il sistema è molto meno stressante di quanto si potrebbe immaginare.
Il conto alla rovescia contribuisce piuttosto a dare identità all’avventura e a rendere il tempo una risorsa narrativa, senza trasformare ogni singola decisione in una questione di vita o di morte.

Personaggi e narrativa sono il vero punto di forza
È soprattutto nella costruzione del mondo e dei suoi protagonisti che The Blood of Dawnwalker riesce a convincere.
La caratterizzazione dei personaggi è ottima e contribuisce a rendere credibile un universo oscuro, violento e pieno di conflitti. La storia riesce a mantenere un buon ritmo e, soprattutto, a dare un peso alle persone che incontriamo lungo il nostro percorso.
È proprio questa attenzione alla componente narrativa a ricordare maggiormente le produzioni di CD Projekt Red. E se l’ombra di The Witcher 3 aleggia inevitabilmente sull’intera produzione, Rebel Wolves dimostra comunque di avere qualcosa da raccontare.
Una nota positiva va anche al doppiaggio italiano, complessivamente buono, anche se non sempre uniforme. In alcuni momenti la recitazione risulta convincente e riesce a valorizzare le scene, mentre in altri passaggi si avverte qualche oscillazione qualitativa.
Combattimenti: meglio difendere che attaccare a testa bassa
Il sistema di combattimento è di tipo direzionale e tende a premiare un approccio più ragionato rispetto all’attacco indiscriminato.
Difendere, aspettare il momento giusto e rispondere all’attacco sono spesso strategie più efficaci rispetto al semplice premere ripetutamente il pulsante per colpire.
La scelta funziona, anche se non tutto è perfetto. In alcune situazioni gli scontri possono diventare un po’ confusionari, soprattutto quando sullo schermo sono presenti più avversari e gli spazi si fanno stretti.
Avremmo inoltre gradito qualcosa in più sia dal punto di vista della componente ruolistica sia nella profondità complessiva del sistema di combattimento.

Il problema più grande? La varietà dei nemici
Ed è proprio qui che arriviamo a quello che, secondo noi, rappresenta il principale limite di The Blood of Dawnwalker.
Il gioco può portar via almeno 30 ore, che possono tranquillamente diventare oltre 40 ore per chi vuole esplorare maggiormente il mondo e dedicarsi alle attività secondarie.
Per un’avventura di questa durata, però, la varietà dei nemici non è sufficiente.
Con il passare delle ore, la sensazione di affrontare avversari già incontrati in precedenza diventa sempre più evidente e finisce inevitabilmente per incidere sulla freschezza degli scontri.
È un peccato, perché un maggiore numero di tipologie di nemici, magari con comportamenti e caratteristiche più diversificate, avrebbe potuto rendere il sistema di combattimento decisamente più appagante sul lungo periodo.
Un ottimo debutto per Rebel Wolves
The Blood of Dawnwalker non è un gioco perfetto. La varietà dei nemici rappresenta un limite concreto, mentre il sistema di combattimento e alcuni aspetti ruolistici avrebbero potuto essere ulteriormente sviluppati.
Ma sono difetti che non riescono a cancellare quelli che sono i suoi grandi meriti.
Rebel Wolves ha realizzato un ottimo titolo di debutto, capace di costruire un universo affascinante e soprattutto di raccontare una storia che riesce a coinvolgere grazie alla qualità dell’ambientazione e alla caratterizzazione dei suoi personaggi.
Il riferimento a The Witcher 3 è inevitabile, ma non deve essere letto necessariamente come un difetto. Al contrario, rappresenta quasi una dichiarazione d’intenti: Rebel Wolves vuole giocare nel territorio dei grandi action RPG narrativi e, considerando che questo è soltanto il suo primo progetto, il risultato è decisamente incoraggiante.
E poi ci sono i vampiri. Per chi ama il fantasy oscuro e, soprattutto, per chi subisce il fascino delle storie di vampiri, l’esperienza può risultare ancora più coinvolgente.

The Blood of Dawnwalker Recensione – IN CONSLUSIONE
The Blood of Dawnwalker merita un 8.5/10.
Un debutto di grande qualità, sostenuto soprattutto da una componente narrativa convincente, da un’ambientazione affascinante e da personaggi ben costruiti. Qualche limite nel combattimento e soprattutto una varietà dei nemici non all’altezza della durata complessiva impediscono al gioco di raggiungere valutazioni ancora più alte.
Ma la sensazione finale è chiara: Rebel Wolves ha iniziato con il piede giusto.
The Blood of Dawnwalker Recensione – VOTO: 8.5
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